APPELLO DI MICROMEGA: Alla cultura democratica europea e ai giornali che la esprimono
(...)Non ci rivolgeremmo all’opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L’Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea. (...)
QUI c'è il testo completo e il link per firmare l'appello e aderire anche su Facebook. I suoi primi firmatari sono scrittori: Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio.
QUI l'opinione di Peacereporter con interventi di giornalisti e giuristi.
Facciamo la nostra piccola parte, facendoci sentire... anche perché prima o poi la storia giudicherà anche tutto questo, e sarà bello poter dire di non essere rimasti a guardare. :-)
Grazie a tutti voi!
L'articolo è lungo, ma molto interessante e per nulla noioso, anzi, lo definirei istruttivo e prezioso. Questi pezzi sono una miniera d'oro di informazioni per gli scrittori esordienti che hanno l'occasione di imparare qualcosa sui meccanismi editoriali e di capirli meglio.
A me è servito anche per riordinare le idee, mi ha fatto venire voglia di scrivere a mia volta qualcosa di utile per tutti: ecco a voi, dunque, la prima parte del mio vademecum sugli editori a pagamento. Sono una schifosa copiona, eh? ^^
Leggo spesso, in rete e per mail, commenti di scrittori esordienti che raccontano di una "doccia fredda" tristemente comune: una casa editrice si dimostra prodiga di complimenti verso il manoscritto ricevuto, per poi sparare una richiesta di contributo.
A volte è una proposta esosa, ma l'amarezza deriva principalmente dalla delusione di aver capito male: abbiamo scambiato un interesse commerciale per un giudizio sul valore letterario, una pubblicità per un complimento sincero.
Come evitare queste brusche cadute? Per prima cosa, smettiamola di sparare decine di manoscritti a caso e studiamo i nostri interlocutori: risparmieremo tempo, soldi e soprattutto saremo già preparati alle risposte che potremmo ricevere.

Leggi la recensione su Thrillercafe

Il genere non è morto, ma resta sempre più confinato nella nicchia. Da un certo punto di vista, la nicchia è "salutare" rispetto al mainstream perché, se il pubblico generalista è mobile e va dove lo porta l'interesse collettivo del momento, il fandom è assai più preparato, fedele e smaliziato. Trattandosi comunque di un genere dall'importanza e dalla forza non indifferenti, che ha assunto un ruolo fondamentale nella letteratura del '900, è vero anche che trascurare le implicazioni di questo posizionamento "periferico" sarebbe un delitto.
La fantascienza italiana ha sempre sofferto, nella sua storia, dell'influsso di quella statunitense, soprattutto per quanto concerneva i gusti del pubblico quando il genere fu sdoganato. Mentre spopolava - quasi sempre a buon merito, eh - la celebre collana Urania, molti scrittori italiani dovettero adottare uno pseudonimo anglosassone per poter accedere al mercato: una specie di Ellis Island della letteratura, solo che stavolta si trovava a casa nostra. Il caso più triste fu quello di Roberta Rambelli, costretta non solo a cambiare il cognome in "Rambell", ma anche il nome nel maschile "Robert".

(La leggendaria copertina bianca e rossa della collana Urania)
Ripercorre la storia della sci-fi italiana Domenico Gallo, in un articolo ("Fantascienza italiana: la terra dei cactus") apparso sulla rivista Intercom, seguito nella stessa pagina da un secondo articolo di Carlo Pagetti (che gli appassionati di Philip K. Dick ricorderanno autore delle prefazioni nella collana di Fanucci, alcune delle quali discutibili, a partire dal fatto che rivelano il finale senza dare al lettore neanche il tempo di arrivare all'incipit...)
Dell'articolo di Gallo è interessante il modo in cui l'accento viene posto sulle radici della diffidenza italiana per la sci-fi, a sua volta conseguenza della diffidenza verso la tecnologia, dopo che questa era giunta a stravolgere i valori della vita rurale. Aggiungerei, inoltre, dopo che la tecnologia aveva mostrato il suo "volto atroce" nel corso del secondo conflitto mondiale (passaggio, questo, che invece manca nell'immaginario collettivo americano). L'Europa del secondo dopoguerra è stata comprensibilimente meno entusiasta verso le meraviglie del progresso, sia per motivi culturali (un maggiore attaccamento a tradizioni lontane nel tempo che i giovani Stati Uniti ancora non avevano maturato), sia per motivi psicologici, avendo vissuto sulla propria pelle il trauma delle "macchine della morte". C'è da dire che altrove, come in Giappone, questo trauma - ben più atroce, nel loro caso - è stato al contrario interiorizzato dalla sci-fi, non solo letteraria, al punto da diventarne il marchio distintivo.
Andando a ritroso nel tempo, un'analisi dei gusti letterari del pubblico italiano smaschera una tendenza ad amare l'esotico, l'altro, lo sconosciuto e misterioso, più che la proiezione estremizzata del proprio mondo e della propria società (compito che invece si è bene o male sempre assunta la fantascienza). Abbiamo avuto anche noi i nostri "romanzi scientifici" e "protofantascientifici", in particolare grazie alla penna di Salgari, forse il primo scrittore italiano ad aver "viaggiato nel tempo" per ritrarre una futura società italiana nella quale, a meravigliose macchine volanti, si accompagnavano vita frenetica e problemi ambientali.

"Le meraviglie del 2000" di Salgari, romanzo protofantascientifico
Vorrei concludere con due segnalazioni: la prima è un'intervista, datata ma attualissima, all'immenso Vittorio Curtoni (sempre su Intercom).
La seconda è più una commemorazione che, avendo citato "Star Trek", mi sembra doverosa: oggi è il decimo anniversario dalla morte di DeForest Kelley (20 gennaio 1920 - 11 giugno 1999), l'attore che diede il volto all'indimenticabile dottor McCoy, controparte burbera e sarcastica del trio di protagonisti, insieme al capitano Kirk e al signor Spock (sì, esatto, "quello con le orecchie a punta"). Kelley soffrì molto per essere rimasto incatenato al personaggio di McCoy: ma, considerando che Star Trek, anche se vintage, resta tuttora un incrollabile mostro sacro, direi che ne è valsa la pena.
Vi lascio con un gustosissimo video sulla sua celebre battuta, "E' morto, Jim!", ancora oggi un tormentone in tutto il mondo (insieme a "Sono un dottore, non un... [mestieri più bizzarri]). Posto il video in inglese, sia perché rende meglio la bravura dell'attore, sia perché in Italia fu doppiato da tre diverse voci e si sentirebbe lo "scarto").

Ogni opera premiata sarà accompagnata da un disegno a tema e i poeti godranno di una pagina ben ottimizzata per comparire in buona posizione sui motori di ricerca.
Come sempre, rimando al bando del concorso per leggere bene i dettagli: poeti, approfittate della calda estate per mettervi al lavoro, e in bocca al lupo!
Il concorso prevede due sezioni, una per gli adulti e una per i ragazzi; si può partecipare con un racconto breve (5400 battute al massimo) da presentare sia in supporto digitale che cartaceo entro il 20 luglio.
Per tutti gli ulteriori dettagli, rimando al bando sul sito Svicolando.
In bocca al lupo!
Per chi volesse leggerla con più calma, come un e-book, consigliamo il free download. Buona lettura!
La notizia è di qualche giorno fa, ed è incommentabile. Einaudi ha rifiutato la pubblicazione de "I Quaderni", un'antologia di scritti del premio Nobel Saramago, perché contengono giudizi negativi su Silvio Berlusconi, presidente del consiglio italiano e proprietario (tra le altre cose) di Mondadori, che, ahimé, controlla la Einaudi.
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Alle tracotanti domande del Corriere, Saramago risponde con fermezza.
Ho conosciuto la censura durante la dittatura portoghese, l’ho sofferta e combattuta e nessuno in una situazione di apparente normalità democratica mi potrebbe chiedere di amputare una mia opera.
Insopportabile è la chiusa dell'articolo di Dino Messina, che rileva che il rifiuto politico a Saramago è solo uno dei tanti, come se questo sminuisse e non aggravasse la faccenda (notare come al solito l'assenza di ogni cura redazionale e di virgolette per i titoli).
Il premio Nobel non sa che altre opere di critica a Berlusconi sono state rifiutate da Einaudi, dalle poesie politiche postume di Giovanni Raboni al Duca di Mantova di Franco Cordelli, sino al Corpo del capo di Marco Belpoliti, che l’autore ha preferito pubblicare da Guanda.

qualcosa mi dice che lui non ne sarebbe felicissimo...
Che dire? Da Booksblog:
Per dirla con Mario Portanova su L’Espresso:
Certo, nessun editore al mondo manderebbe in libreria testi che parlano male, e così male, del padrone di casa. Nessun editore al mondo, però, ha un padrone di casa così ingombrante.
Passata più di una settimana dalla Fiera del Libro di Torino, e qualche giorno dalla prima release di Venti Nodi che mi ha prosciugato tempo ed energie (che dite, ne è valsa la pena? ^^) ho ripensato alla nostra sortita in Fiera, ho letto qualche post di chi ci è stato, e vorrei fare qualche osservazione.

La Fiera del Libro è un evento che dovrebbe richiamare lettori da tutta Italia e operatori dall'intero consesso internazionale. Anno dopo anno, però, mi sembra che l'organizzazione faccia di tutto per allontanare i volenterosi con una serie di disservizi e casini non indifferenti.

