Epica del New Italian Epic
posted by giuliaS83 @ 16:26 - giovedì, 30 ottobre 2008

In questi giorni sto rimuginando sul New Italian Epic di Wu Ming 1. Ho letto il primo saggio, sto leggendo il 2.0, e piano piano sto macinando i vari interventi in cui mi imbatto in giro, specialmente su Carmillaonline, che mi portano ad altri interventi che mi portano a link che mi portano a siti di scrittori che rimandano a una bolgia di post e opinioni davvero interessanti. Dico "bolgia" non per disprezzare, solo per dare un'idea dell'alveare che mi si sta formando in testa. C'è un dibattito in corso, secondo me anche abbastanza importante, e la cosa bella è che è partito sul web e sul web rimane (almeno nella maggior parte dei contributi), e anche questa mi sembra una cosa bella e indicativa della rivoluzione bloggara che sta avendo corso in questi anni.

Ecco, l'unica cosa che riesco a tirare fuori per ora è: che bello!

Per quanto riguarda il saggio in sé, poi, è un intervento di critica letteraria davvero intelligente e ben scritto: consiglio di leggerlo, tanto per farsi un'idea della vitalità della nostra letteratura al di là delle solite rubriche letterarie stantìe che infestano la carta stampata.


Rotte Clandestine
posted by giuliaS83 @ 08:50 - martedì, 28 ottobre 2008
Elena ha recensito "Rotte clandestine" di Bianchini e Cola, appena sfornato dai tipi Montag. Come sempre il suo pezzo brilla per sintesi e precisione. Buona lettura!



I diversi stili narrativi e visioni del mondo di Cola e Bianchini sono i due poli su cui oscilla “Rotte Clandestine”, i due fulcri di un’opera che trova in questa alternanza, oltre che negli altri elementi già evidenziati, la sua ragion d’essere più intrigante.

Leggi la recensione

Economie canaglie
posted by giuliaS83 @ 08:43 - lunedì, 27 ottobre 2008
Oggi vi segnalo il blog di Loretta Napoleoni, lanapoleoni.splinder.com. Non è un blog letterario, ma contiene interventi molto interessanti da leggere e commentare con l'autrice.



Loretta Napoleoni è definita da wikipedia "tra i massimi esperti mondiali di terrorismo", e i suoi studi vertono principalmente sui lati economici e finanziari dei terrorismi: che non sono solo quelli dei vari Bin Laden, ma vere e proprie azioni di stato, o tattiche di un'economia "canaglia", che depreda popolazioni intere in nome degli utili.
La Napoleoni è autrice di "Al Zarqawi" (Tropea, 2006), "Terrorismo spa" (Il Saggiatore, 2008), "Economia canaglia" (Il Saggiatore, 2008) e con Ronald Bee de "I numeri del terrore" (Il Saggiatore, 2008). Ha scritto spesso per l'Internazionale, di cui ora è columnist fissa.



Il suo blog è una rassegna e non solo: oltre ad articoli già pubblicati e a estratti di interventi e conferenze, ci sono scritti inediti e annunci sulle partecipazioni della Napoleoni a meeting o programmi televisivi, come nel caso del recente AnnoZero. Cosa ancora più interessante, la prof.ssa risponde alle domande dei blogger digiuni di economia (come me) e spiega in modo molto chiaro aspetti difficili da capire per i profani.

Insomma, mi sembra una bella occasione che la rete ci offre per conoscere punti di vista intelligenti, confrontarci con i veri esperti e, perché no, imparare da chi può e vuole mettere a disposizione degli altri il proprio sapere.


Un annuncio "di servizio": ho eliminato la moderazione ai commenti, che sono di nuovo liberi. L'ho fatto per due motivi: il primo è che da un po' di tempo la SPAM è sparita, quindi speriamo bene. Il secondo è che mi sono stufata di fare un lavoro in più!  Poi alla fine, per amore di onestà, pubblichiamo sempre tutto,  sonore scemenze o tiritere come "magari non me lo pubblicano ma..." ma a parte la SPAM e il troll furiosi non abbiamo mai censurato nulla, non siamo cattive, ci disegnano così...  va beh,  da ora in poi scatenatevi a commentare fiduciosi, che la censura per un po' è in vacanza ^^
...ultima aggiunta, forse lapalissiana: qualsiasi commento con contenuti offensivi o con link meramente pubblicitari verrà terminato all'istante, quindi occhi sulla discussione. Grazie

Caccia a un senso a tutto questo
posted by giuliaS83 @ 10:06 - domenica, 26 ottobre 2008
Post domenicale d'eccezione per raccontarvi la mia (dis)avventura alla "Caccia alle librerie" di ieri.

Partita con annunci alla ingegner Cane che parlavano di 10.000 libri in palio e 100 libri ai primi 100 partecipanti, la "caccia al tesoro nelle librerie d'Italia" si è persa in un pessimo coordinamento, e alla fine ha avuto luogo grazie alla buona volontà e al lavoro dei librai.
I partecipanti erano otto, le librerie che hanno aderito solo quattro: Il Libraccio di via Candiani, il Libraccio di via Arconati, il Libraccio di via Solferino e la Libreria Mahler di via Conchetta. Tutte si sono distinte per la voglia concreta di giocare e di aiutare i clienti/utenti, mentre l'organizzazione si è distinta per la voglia di fare tutto pizza e fichi come poi è stato.

Già per l'iscrizione, infatti, ho avuto dei problemi. A via Candiani non sapevano niente (era l'ultimo giorno), erano stati informati dell'esistenza di questa caccia al tesoro ma nulla di più. Si sono subito attivati, e mi hanno mandato per email tutte le istruzioni, più la scheda in cui avrei dovuto mettere i miei dati e le risposte ai questionari (riguardanti ovviamente autori e titoli libreschi) che avrei ricevuto di tappa in tappa. Evvai!

Ora, signori della corte, io mi domando e dico: se mi danno il questionario, e io alzo il telefono e chiamo l'amico che googla a tutto spiano, che "caccia" è? Perché sprecarsi a fare domande trabocchetto, paradossi, giochi di parole, e non dare direttamente la stringa di parole chiave da far cliccare, a sto punto? 
Due ragazze mi hanno assicurato che è così a tutte le cacce al tesoro: deploro pubblicamente questa generazione che sta in libreria di sabato mattina, anzichè drogarsi o guidare sbronza per il cornettoecappuccino.

La ragazza che ci ha distribuito le schede ci ha avvisati sibillina: "nel regolamento vi abbiamo avvisato di portare delle cose per aiutarvi". Ecco appunto, il regolamento diceva esattamente questo: "potrebbero essere indicati oggetti da portare".
Che vuol dire, ho chiesto, che se venivo col PC connesso in wireless e l'enciclopedia andava bene? Risposta: sì! ...D'oh!

Ecco, da lì le cosa sono precipitate. E non che io sia più onesta (lo sono) o più sportiva (lo sono) degli altri, ma il mio cellulare aveva le pile scariche, l'ho portato così, per fargli prendere aria, per cui mi sono dovuta affidare solo al mio cervello... e a qualche scambio pietoso di copiature dove google non arrivava e i miei neuroni sì (?).

Qualche assaggio dei quesiti, alcuni davvero  carini, che ho risolto brillantemente da sola, vi sfido a fare lo stesso:

 - Non è quella delle parabole di Gesù né quella che raggiunse Maometto: l'autore è stato in Laguna.
 - Critica letteraria per peripatetici che amano la natura.
 - Non è un artista figurativo ma con le parole ci ha dipinto Procida.
 - Pagine di confronto a due: l'autore è delle Langhe, quest'anno il centenario.

Questo mi ha chiamata in causa direttamente, non potevo non risolverlo:

- Un volume e un film interminabili per chi non ama il genere fantasy.

Su questo mi sono incagliata, alla fine l'ho barattato con un Hemingway e tre matite:

- Il titolo con due "d", l'autore ha un "esse".

Alla mia risposta a questo va la palma dell'idiozia, ma prima di sfottere ricordate che voi non eravate lì e io sì, e senza google, senza l'aiuto del pubblico e senza caffè!

- Un titolo con due difetti: entrambi possono impedire il confronto.

Chi scrive ha risposto: "La solitudine dei numeri primi" di Giordano. Il bello è che poi l'ho anche suggerita!

Seconda parte: l'insostenibile pesantezza del traffico.
Guardate sul tuttocittà e scoprirete che le quattro librerie citate sono quelle, in assoluto, con la massima distanza possibile tra l'una e l'altra. Non so che fine abbia fatto la famiglia bibliofila venuta a piedi, e non so cosa avrei fatto io se avessi usato la bici e non lo scarabeo che mi ha maledetta per tutta la circonvallazione.
Cari amici dell'ALI, menti sopraffine che avete ideato il tutto, mi spiegate perchè fare una caccia al tesoro privilegiando chi si affida ai motori di ricerca e non al proprio talento bibliofilo, chi conta su falò di combustibili fossili e non sulle proprie forze assetate di cultura?

Insomma, la Vostra riesce ad arrivare all'ultima stazione, tra semafori, intuizioni geniali e minchiate spaziali dove non le veniva una risposta plausibile. Consegna l'ultimo questionario in una fanfara di trionfo. Ma il libraio, quasi a scusarsi, le indica una frasetta scritta in calce al foglio, che recita: Se la tua caccia vuoi concludere devi portare in visione 3 opere tra quelle citate. (Attenzione! I libri saranno timbrati)

Cioè cosa? Devo tornare a casa, rovistare tra libri l'ultimo dei quali acquistato anni fa (sia lode alle biblioteche pubbliche) e tornare a timbrarli? corso-san-gottardo-viale-certosa andata e ritorno?

"Beh, in realtà... tutti gli altri hanno preferito COMPRARLI direttamente..."

COMPR... ho debolmente protestato che obtorto collo non compro un bel nulla e il libraio mi ha anche dato ragione. Sono uscita. Penasvo confusamente di tornare a casa e speravo di avere tre titoli da riportare al gentile libraio, insieme alla mia scheda piena di stronzate autoprodotte, per concludere quell'incubo. All'altezza di piazza XXIV maggio, ho incontrato il gatto e la volpe che mi hanno convinta a piantare  il questionario, dal quale nascerà un meraviglioso Albero delle Risposte. Così, fiduciosa, me ne sono andata al cinema.

Chi avrà vinto, alla fine?

Coglioncioni
posted by giuliaS83 @ 09:04 - martedì, 21 ottobre 2008

Linko un intervento di Dario Fo per Articolo21, in cui il nostro Nobel esprime vicinanza e sostegno a Roberto Saviano e dice a voce alta quello che pensiamo un po' tutti: che certa gente è un po'... coglionciona.

Dario Fo ha parole, per Saviano, che non riguardano solo il suo impegno civile ma anche quello letterario:

A mio giudizio unisce un senso straordinario del racconto e della scrittura, che dà valore e peso alle notizie. Dà il senso della rappresentazione, un fattore importantissimo e difficilissimo in chi scrive.

Wu Ming 1 scrive:

Ma se questo libro fosse stato semplicemente un reportage, non ci avrebbe fatto capire tante cose sul "Sistema", non ci avrebbe comunicato il senso che la camorra riguardi tutti noi e non solo i campani (io vivo in Emilia-Romagna, una delle regioni a maggiore infiltrazione camorristica, come dimostrano gli arresti di qualche giorno fa), non ci avrebbe fatto riflettere sul nucleo criminogeno del capitale e il suo modo di produrre innovazione, non ci avrebbe messo sottopelle l'urgenza di interrogare le dinamiche del mercato e del consumo.

La cultura è conversazione. Quindi ripasso la parola a Dario Fo.

Perché il disastro di questo Paese riguarda proprio la disinformazione nella nostra società. La gran parte delle notizie riguarda le veline, i culi, i pianti degli amanti, o le tante situazioni fasulle. Se vogliamo che le cose cambino bisogna combattere questa oscena disinformazione, la strategia di inondarci di banalità in modo che ci addormentiamo tutti.

E se questo vi sembra pessimismo, guardatevi l'intervento di Marco Travaglio nel Passaparola di ieri pomeriggio, intitolato "Informazione nordcoreana".

E' dolorosamente chiaro che gli organi di informazione sono semmai organi di stordimento. Si capisce anche perché. Prendiamo il motto di Radio Radicale: "Conoscere per deliberare" e rovesciamolo nel suo contrario "Ignorare per non poter decidere". Ecco fatto!

In mezzo a tanto pessimismo, però, ricordiamoci che stiamo messi meglio di tanti altri paesi. Lascio la chiosa a un grande intellettuale democratico, Noam Chomsky, e al suo ottimismo pieno di concretezza:

Domanda: Alle sue conferenze davanti al pubblico americano, spesso la gente interviene ponendole la fatidica domanda: "che cosa dovrei fare?"
Risposta: Ciò accade solo con il pubblico americano. Nel terzo mondo (...) ti dicono quello che stanno facendo. Si tratta di persone povere, oppresse, che vivono in condizioni terribili, e non si sognerebbero mai di chiederti cosa dovrebbero fare. è solo nelle culture privilegiate, come la nostra, che le persone (... ) sono abituate a credere che ci siano risposte facili, mentre non è così che funzionano le cose.


Buon appetito!
posted by elenaS83 @ 11:55 - lunedì, 20 ottobre 2008
Venerdì scorso sono stata a pranzo in un piccolo ristorante vicino Fontana di Trevi, il Papyrus Café. Ve lo segnalo perché, oltre a essere molto carino e a offrire un menù invitante, ha una particolarità che piacerà ai lettori: ci sono ovunque scaffali pieni di libri che si possono prelevare e leggere durante l'attesa o mentre si mangia (naturalmente evitate se siete in compagnia...). La selezione dei libri è un po' limitata (solo quelli delle case editrici Minimum Fax, E/O, Nottetempo e un'altra che non mi sovviene), ma l'idea è molto carina e vi consiglio, se passate da quelle parti, di farci un salto.

Ipse dixit
posted by giuliaS83 @ 08:26 - sabato, 18 ottobre 2008
Io non posso garantire nulla sui risultati della scrittura, ma posso garantire che dai miei corsi usciranno dei lettori migliori, più scaltri, esigenti e raffinati, dunque pronti a scrivere con maggiore consapevolezza.

Laura Lepri, da "Come diventare scrittori - Il boom dei corsi in Italia" di Paolo Di Stefano

On writing
posted by giuliaS83 @ 21:34 - mercoledì, 15 ottobre 2008
"Sullo scrivere". Autore: niente meno che Stephen King - o Stefano Re che dir si voglia -, il Maestro del Brivido che ha al suo attivo anche questo celebre e appassionante trattato sullo scrittore e sui suoi strumenti.

Elena lo ha letto,  lo ha recensito (in
Lezioni di letteratura, ovvio) e ne ha cavato un'equazione, una citazione e una tiratina d'orecchie a certe scorciatoie che magari vanno bene per un maestro, ma  di certo si confanno meno ai suoi numerosi emuli. Leggete e capirete.


Il Re del Brivido, come suo solito, non ama i mezzi termini e parla con franchezza: dal dato di fatto che non tutti hanno il gene della scrittura, alla necessità ineluttabile di leggere più di quanto si scrive, all’esposizione di imprescindibili regole tecniche (l’uso degli avverbi, degli aggettivi, la selezione del registro linguistico ecc).

Leggi la recensione


Ho letto anch'io "On writing", tempo fa, e l'ho molto apprezzato.  Fa venire voglia di rimettersi ai fogli e, come nello spirito americano, è dannatamente incoraggiante. Elena sarà d'accordo con me che, ogni tanto, leggere King snocciolare il suo cursus honorum può essere un tantino... frustrante... ma il resto del saggio, colmo di entusiasmo, aneddoti ed esempi pratici, si fa ampiamente perdonare. Insomma, leggere un bravo autore fa sempre bene, abbia scritto un manuale o una recensione al manuale. Bevete e dissetatevi!

All'IPER dell'est, per due soldi...
posted by giuliaS83 @ 10:13 - lunedì, 13 ottobre 2008

Sabato scorso siamo andate al PisaBookFestival, la fiera della piccola editoria che negli anni scorsi ha ricevuto molti giudizi positivi.  Mi dispiace dire che è stata una delusione. I motivi sono diversi ma hanno origine da un errore di base: la volontà di privilegiare la quantità e i numeri alla qualità e alla nicchia.

La fiera si è sempre svolta nel centro storico di Pisa: già questa era una ragione sufficiente per andarci! Quest'anno, invece, è stata spostata fuori città, in un outback cementificato posto tra una ribalta di mezzi pesanti e il mercato ortofrutticolo all'ingrosso.
Recinti di ferro, piazzali di cemento e stand collocati dentro i capannoni, o arrangiati sotto tendoni, o posti insospettabilmente dietro lo spazio bar-fast food. Insomma un ambiente agghiacciante.
Anche l'allestimento degli interni lasciava a desiderare: stand con le strutture portanti in bella vista, fili, tavolini di plastica tra gli ingressi, tutto all'insegna del risparmio.
Abbiamo assistito a una conferenza nella cosiddetta "sala arancio": un perimetro al centro di uno dei capannoni, allestito con sedie, microfoni e palco, senza uno straccio di separazione dagli stand e dalle persone che passavano di lì, con buona pace dell'acustica e del raccoglimento.
Di sabato pomeriggio, poi, c'erano più addetti che visitatori. Qualche annuncio diffuso nella landa da altoparlanti stile lager era pronunciato in un italiano stentato che storpiava nomi e titoli. Gli steward vestiti in camicia e panciotto grangalà erano per lo più ragazzini: alla loro gentilezza e buona volontà si perdona un "VADI a destra" di fantozziana memoria, ma insomma...


Elena è sorridente. Notate la landa alle sue spalle rifinita dal ponteggio pericolante.

Per quanto riguarda l'offerta culturale, c'erano diversi stand e molti editori, anche se la vastità desolante del luogo faceva sembrare tutto il resto più piccolo (tranne il mega banco de "Il Filo"!). Nota positiva per la presenza di un banco di Bookcrossers e per quello del grande "Vernacoliere", per quanto riguarda il paese ospite, se fossi stata un'editore norvegese avrei piantato lì baracca e burattini e me ne sarei andata a zonzo a Piazza dei Miracoli.
C'è stata anche un'offerta interessante di incontri e convegni, con temi particolari che facevano onore all'offerta eterogenea della piccola editoria: dal cacciucco alla veterinaria omeopatica ai consigli agli scrittori esordienti al noir
Il tutto però è stato davvero penalizzato dalla cornice, con buona pace di chi predica il prevalere dei contenuti sulla forma, e che magari sarebbe stato contentissimo di vagare tra i capannoni e gli spiazzi erbosi, vedersi scodellare su una tangenziale dalla navetta e ascoltare il sospiro frustrato dell'editore indipendente, che ti confessa che il giorno prima ha venduto lo stesso numero di libri del grande editore: cinque.



Io invece sono disperata.

Insomma, l'edizione 2008 del PisaBookFestival si merita una bella stroncatura. Non soltanto per l'allestimento e l'organizzazione che hanno remato contro qualsiasi intento di decoro, ma anche per quello che ci leggo dietro: era proprio necessario spostare tutto nel grande spazio extraurbano con la speranza di sbancare il botteghino? Era necessario trasformare un emporio gradevole e caratteristico e, sì, ristretto e di nicchia in un megacentrocommerciale? I risultati sono la risposta.


Il sonnellino della ragione
posted by giuliaS83 @ 09:53 - venerdì, 10 ottobre 2008

Gela è una città della Sicilia meridionale che conta la bellezza di 80mila abitanti. E 0 librerie. Zero, avete letto bene.

La città ha anche una storia difficile, segnata dal racket e da una sanguinosa guerra di mafia che l'ha resa un luogo famigerato.

La notizia dell'assenza di librerie è rimbalzata su vari blog e siti ed è stata ripresa anche dal Corriere.it. Sul sito del Comune di Gela possiamo verificare l'esistenza di una biblioteca comunale di antica fondazione e un catalogo non piccolissimo, circa 28.000 volumi. Però è un fatto che anche le librerie commerciali hanno un ruolo culturale importante (le biblioteche sono quasi ignorate, lo conferma il fatto che nessuno ne ha parlato nel caso di Gela) e contribuiscono alla diffusione e alla promozione della lettura. Zero librerie... mi sono venute in mente le parole di un giovane scrittore di Scampia:

Dalla sua nascita ad oggi Scampia non ha mai avuto una biblioteca, una piazza, un qualsiasi luogo di ritrovo capace di creare aggregazione.”

C'è di che riflettere...