Autori e autorità
posted by giuliaS83 @ 15:17 - giovedì, 27 novembre 2008

Gloria  Origgi: Senti, il problema del copyright. Ci sono "tipi di proprietà intellettuale" per i quali far pagare l'accesso oggi, con la quantità di informazione che circola, sembra inammissibile...

Umberto  Eco: Senti, il problema del copyright, ad essere indulgenti, ha quattro secoli, quando nei libri del Seicento è cominciato ad apparire il privilège du Roi che era una dichiarazione che, per così dire, difendeva i diritti del libro particolare. Questo non ha impedito per tutto il Sei e Settecento che continuassero a uscire dei libri che magari uscivano ad Adelphia, o con altri nomi di città inesistenti che riprendevano tranquillamente un libro pubblicato a Parigi o ad Amsterdam, ne facevano un´altra edizione... croce e delizia per i collezionisti perché talora è difficilissimo distinguere la prima vera edizione dalla prima pirata: bisogna andare a vedere il cambiamento di un marchio. Insomma, la difesa della proprietà intellettuale è un fatto abbastanza recente. Come non c´era prima così potrebbe non esserci in futuro o assumere altre forme. Io sono un autore, ricevo del denaro in diritti di autore, ma quando vengo a sapere che a Cuba hanno fatto un´edizione pirata dei miei libri o addirittura le hanno fatte in Germania o in Cina, mentre il mio editore impazzisce di rabbia, io tanto scontento non sono, mi va benissimo che la mia opera circoli. Forse, se arrivasse un giorno in cui non prendo più neanche una lira per un libro che scrivo nascerebbero dei problemi. Ma, come vedi, questi problemi vengono facilmente scavalcati. Per esempio, come gli scrittori di un tempo venivano sponsorizzati dal signore, oggi potrebbero venire sponsorizzati dalla pubblicità. Questa sarebbe una grossa perdita di libertà, perché il diritto d´autore è stato un elemento di libertà per lo scrittore, che non doveva più rendere conto al mecenate ma a un pubblico indifferenziato che lo comperava o non lo comperava, quindi perdere il diritto d´autore potrebbe essere una pericolosa forma di perdità della libertà perché se non sei più pagato dai diritti dovrai essere pagato o da Berlusconi o dal Vaticano o dai DS o dalla Coca-Cola, questo è certamente un grosso problema. Anche qui le soluzioni dovrebbero essere soluzioni giuridiche da trovare in qualche modo. Io voglio mettere solo in rilievo che il sistema potrebbe cambiare e che tuttavia il sistema della protezione della proprietà intellettuale è stato un incremento di democrazia e libertà e perderlo potrebbe essere un serio pericolo.

da "Autori e Autorità", intervista a Umberto Eco realizzata da Gloria Origgi (diponibile in versione integrale QUI)


Schegge di mondi incantati
posted by giuliaS83 @ 16:52 - mercoledì, 26 novembre 2008

Qualche tempo fa ho partecipato al Trofeo RiLL, "concorso letterario per racconti brevi di genere fantastico (fantasy, fantascienza, horror e tutto quel che è al di là del "reale" e del "verosimile")".

Nei commenti al post precedente ho letto qualche perplessità sull'accorpamento di generi diversi: lì si parlava del miscuglio tra fantasy e SF, nel caso del Trofeo RiLL ci si mette anche l'horror e qualsiasi altro genere esuli dal realismo. Come Elena, capisco i dubbi che possono crearsi negli appassionati, ma... altre proposte?
Non me la sento di criticare i pochi concorsi letterari per opere di genere che esistono in Italia, i pochi che ancora reggono e garantiscono per lo meno la pubblicazione ai vincitori, e a tutti gli altri... la lettura. Che non è più scontata, nemmeno quella. O tempora, o mores!

Comunque: ho partecipato al RiLL, sono arrivata in semifinale e lì mi sono fermata. A tutti i partecipanti è stata spedita l'antologia dell'edizione passata: "Schegge di mondi incantati". L'ho letta e l'ho recensita, e dato che voglio partecipare ancora al Trofeo ho fatto la cosa più logica: ho lodato sperticatamente i racconti dei giurati.

No, scherzo. Li ho criticati. E addio Trofeo RiLL.

 

Ogni antologia ha racconti più o meno riusciti: ma questa è l’antologia del Trofeo RiLL e la diversità dei pezzi potrebbe destare qualche stupore. Nella raccolta, infatti, sono presenti le opere classificate insieme a quelle dei giurati del concorso letterario. I racconti migliori sono proprio quelli dei partecipanti premiati.

Leggi la recensione

Scherzi a parte, mi auguro che nessuno si offenda. Ho avuto uno scambio di mail (a causa di un problema con il mio pagamento, ehm) con uno degli organizzatori del Trofeo, Alberto Panicucci, che è stato più che paziente... e poi, non penserete mica che mollo così il RiLL, vero?


Vita breve e infelice di uno scrittore di fantascienza
posted by elenaS83 @ 11:54 - giovedì, 20 novembre 2008
Sono tempi duri per gli scrittori di fantascienza, soprattutto per gli esordienti a caccia di concorsi in cui mettere alla prova la propria penna. E' forse l'ennesima stoccata a un genere inspiegabilmente bistrattato fin dalle origini? O il semplice riflesso della crisi che sta attraversando l'editoria nel suo complesso? La domanda meriterebbe un'alzata di sopracciglio del signor Spock, tuttavia vorrei spendere due parole di commiato (che spero verranno confutate da qualche mente illuminata, o meglio ancora dai fatti) per la triste fine che sembra abbia fatto questo lato della sci-fi italiana.

La fantascienza italiana, per quanto poco conosciuta, ha sempre contato tra le sue fila grandi scrittori e grandi romanzi, ma anche grandi riviste che hanno tenuto alto il nome di questo genere nel nostro paese (senza dilungarmi troppo, vi rimando all'interessante Prontuario della Fantascienza Italiana) e, last but not least, numerosi concorsi di narrativa fantascientifica in lingua italiana, alcuni dei quali fondati da nomi storici della sci-fi nostrana. Negli anni, alcuni di questi concorsi si sono persi per strada, come purtroppo spesso accade (ed è normale che sia). Ho notato però che negli ultimi tempi la galassia dei concorsi sci-fi è praticamente... scomparsa!

Il Premio Alien ha chiuso i battenti nel 2006, con grande rammarico degli appassionati. Del Premio Galassia l'ultima edizione reperibile risale al 2007. Nessun nuovo bando dall'interessante concorso Oltrecosmo. Il premio Apuliacon è fermo a due anni fa. Del Fantascienza e Dintorni ho trovato solo l'e-book di una passata edizione, nessun nuovo bando. Del Premio Akery
dovrebbe esserci un'edizione 2008 di cui però non riesco a trovare molte tracce. Del Premio Omelas è rimasto solo questo (se non ricordo male, in ogni caso, aveva sbaraccato già da un po'). E così via, la lista è lunga.

A quale santo deve votarsi un povero autore di fantascienza? Cos'è che ha causato questa terribile morìa? C'è speranza che in un futuro più o meno prossimo le cose tornirno alla normalità?

In attesa di saperne di più, colgo l'occasione per fare almeno i complimenti alla nostra Giulia che si è classificata finalista al Premio Odissea (uno degli ultimi baluardi della narrativa di genere italiana, a cui auguriamo lunghissima vita - facendo le corna, a questo punto non si sa mai), dedicato a romanzi fantasy e fantascientifici. In bocca al lupo, in attesa di conoscere la classifica finale!





Bei tempi andati...

Le parole sono importanti
posted by giuliaS83 @ 09:55 - martedì, 18 novembre 2008
Le parole sono importanti. Non sempre verba volant, anzi, forse è la capacità di "volare" che le rende così pericolose. Parlare delle cose usando i nomi esatti, pesare i vocaboli scelti, aiuta a vedere meglio. È il primo, importante passo per cambiare.

Il network Giornalisti contro il razzismo segnala un'iniziativa delle agenzie stampa Dire e Redattore Sociale: eliminare la parola "clandestino" dai pezzi.

(...)
abbiamo pensato di compiere un primo passo a partire dal linguaggio, dalle parole che si usano per informare in particolare su rom e migranti. E' nata così l'idea di definire un glossario minimo, a cominciare da alcune parole che ci pare necessario "mettere al bando"
(...) Siamo consapevoli che le distorsioni dell'informazione e il "ruolo attivo" spesso svolto dai media del fomentare diffidenza, xenofobia e razzismo non si esaurisce nell'uso inappropriato e stigmatizzante delle parole.
(...)
crediamo che un linguaggio corretto e appropriato, quindi rispettoso di tutti, sia la premessa necessaria per fare buona informazione. Altre parole, altre considerazioni dovremo aggiungere in futuro.

Leggi il testo completo dell'appello

Le élites dominanti si appropriano delle parole ("sicurezza", "crescita"), le manipolano a loro piacimento ("finanza creativa", di questi giorni "recessione tecnica")... come impedirlo? È giusto rinunciare all'uso di alcune parole perché qualcuno le distorce?

Come lettrice (e cittadina) stimo i giornalisti che si pongono il problema di un'informazione vera e che fanno qualcosa per contrastare i poteri che manipolano le opinioni.

Come scrittrice, "sposto" la questione alla letteratura dove spesso c'è il problema contrario. Il potere della parola è sottovalutato, le espressioni sono usate e abusate, i vocaboli buttati a casaccio nella speranza di ottenere un effetto cumulativo. Lo scrittore "ispirato" non si pone il problema dei lettori e lo scrittore furbo cerca di manipolarli infiorettando periodi privi dell'ossatura del senso. Ma le parole, per quanto belle, devono andare insieme al senso, non spostare l'attenzione.

Le parole sono importanti. Per esse i giornalisti sono zittiti, picchiati, incarcerati, uccisi. Date un occhio alla lista dei caduti del 2008. Per le parole, gli scrittori sono banditi, i lettori perseguitati. Non dimentichiamolo e non dimentichiamoLI mai!

 

Il mestiere di riflettere
posted by giuliaS83 @ 11:02 - mercoledì, 12 novembre 2008

Ho letto e recensito "Il mestiere di riflettere" edito da Azimut, dove "per una volta, i traduttori sono gli autori". È stata una lettura piacevole e istruttiva, che mi ha portata a fare alcune considerazioni generali sul lavoro editoriale. Mi ha anche fatto venire voglia di leggere tutte le opere "raccontate" dai traduttori... perfino quella della Meyer!


La concezione che ha dell'opera chi ci lavora è molto interessante e potrebbe spiazzare qualche lettore abituato a pensare al romanzo come a un monolite che esce, a mo' di Atena, bello e fatto dal cervello ispirato del suo demiurgo. Non è così.

Leggi la recensione


L'ultimo viaggio di Crichton
posted by elenaS83 @ 11:49 - martedì, 11 novembre 2008
La notizia risale ormai a una settimana fa, ma ci tenevamo anche noi a ricordare Michael Crichton, scomparso lo scorso 4 novembre. Crichton, nell'ambito della carriera di scrittore, è stato uno dei più famosi e imitati autori di romanzi d'avventura a sfondo tecnologico, i cosiddetti technothriller. La formazione di medico e chirurgo di Crichton (che pure esercitò pochissimo la professione) gli fu preziosa per raccontare situazioni al limite della fantascienza, e altrettanto prezioso fu l'immenso amore per i viaggi, che lo portò a visitare innumerevoli luoghi e paesi da cui trasse ispirazione. Le opere di Crichton non hanno mai avuto la pretesa di toccare le vette dell'alta letteratura, tuttavia nel loro genere sono state tra le più appassionanti.

Chrichton fu anche sceneggiatore (ricordiamo "Jurassik Park" di Spielberg - tratto dal suo romanzo omonimo - e "Sol Levante" di Kaufman) e regista ("Coma Profondo"), e dai suoi libri furono tratti svariati film (di cui però ben pochi degni di nota...)

Durante l'adolescenza ho amato moltissimo questo autore e ho sempre apprezzato la serietà con cui affrontava il genere, senza mai scadere in meri puttanai trash-ridicoli. Niente scienziati che si paracadutano nella giungla sorseggiando Martini mentre smitragliano sui cattivi con l'altra mano, niente dottoresse in bikini e stivaloni che maneggiano AK-47, niente esploratori appesi a un elicottero con le dita dei piedi: solo intriganti racconti d'avventura con tutta la loro dignità.

Piovono risposte
posted by giuliaS83 @ 10:41 - martedì, 11 novembre 2008

La Associazione Librai Italiani, organizzatrice della caccia al tesoro "Caccia alle librerie" di cui ho parlato poco tempo fa, ha pubblicato le risposte al questionario proposto ai concorrenti, consultabili QUI. Io ho fatto dodici, nel senso che ho fatto dodici svarioni, e come si legge sono perfettamente nella media.

Infatti il comunicato stampa della conclusione dell'iniziativa recita:

Tra i circa 750 gli iscritti alla competizione, sono stati 500 i partecipanti di cui solo 90 hanno concluso la gara. Nessuno ha ottenuto il punteggio pieno, pari a 60 risposte esatte su 60 domande. Il risultato migliore a Palermo, dove una concorrente ha indovinato 59 domande. Il punteggio medio emerso tra le 50 librerie delle 15 città italiane che hanno ospitato la caccia è stato pari a 48 risposte esatte.

Riconoscendo lo sforzo e la passione per i libri dimostrata dai concorrenti, in deroga al regolamento che prevedeva l’assegnazione di 100 libri soltanto a chi avesse risposto bene a tutte e 60 le domande, l’Ali ha deciso di premiare i primi tre classificati di ogni città, regalando 50 libri al primo, 30 al secondo e 20 al terzo. A chi ha concluso la caccia sarà, comunque, dato in omaggio un libro e il Calendario 2009 “Le fate sapienti 7” edito dall'Ali–Confcommercio.

Si conclude con una nota di ottimismo:

Facendo tesoro di questa esperienza, ascoltando i suggerimenti provenienti dai nostri associati e dai concorrenti, l’Ali organizzerà il prossimo anno una nuova edizione della Caccia, con l’ambizione di creare un evento di aggregazione socioculturale di rilevanza nazionale.

Che altro dire? Complimenti davvero a chi ha concluso la caccia e a chi si è aggiudicato i premi libreschi, e ad maiora!  


Domenico Protino
posted by elenaS83 @ 11:00 - giovedì, 06 novembre 2008
Su segnalazione di Stefano Donno, con cui già avevamo avuto il piacere di collaborare nell'ambito della casa editrice Besa, parliamo oggi di un nome attivo nel panorama della musica: Domenico Protino, cantautore di Torre Santa Susanna, già vincitore di importanti premi come il Premio Lunezia, il Premio Salentino e rappresentante dell'Italia, tra le altre cose, al Festival Internazionale della Canzone di Viña del Mar del Cile (dove vince con il brano "La guerra dei trent'anni").

Il suo primo album, "Domenico Protino", è uscito di recente con Warner Music Italia. Riportiamo qui sotto un video di questo giovane e talentuoso autore pugliese, un'esibizione di Protino lo scorso febbraio a Novellara, perché le parole spiegano poco... senza la musica!




Diamo un nome alle cose
posted by giuliaS83 @ 09:55 - mercoledì, 05 novembre 2008

...e più precisamente a quella pratica che io, da provinciale incallita, ho sempre chiamato "marchetta": la recensione (o il post, o il commento) favorevole a un autore/titolo, scritta non sulla base di una reale valutazione, ma della conoscenza personale (e fin qui ci sta pure, basta dirlo) o peggio dello scambio di favori. Io ho segnalato il tuo libro, tu fallo col mio... e la versione aggiornata:  io sono passato a lasciare un complimento ampolloso sul tuo blog, tu adesso difendimi sul mio.

Ebbene, leggendo (via Internazionale) Rachel Donadio, giornalista del New York Times, ho scoperto la pratica del blurb: "frasi spesso iperboliche stampate sulle copertine dei libri per avvertire i lettori che hanno in mano il più grande capolavoro letterario dai tempi della Bibbia - o forse del Codice da Vinci." Eureka!

Caveat lector! Le recensioni promozionali dei libri non sono completamente imparziali. All'insaputa del lettore medio, i blurb provengono nella maggior parte dei casi dai migliori amici dell'autore, da colleghi e maestri, o da autori che condividono lo stesso editore, lo stesso curatore, lo stesso agente. Sono un concentrato di amicizia, rivalità, favori ricambiati e obblighi assolti, non sempre in buona fede.

Non mi dire! Gli statunitensi (forse è un po' vulgata, ma una base di verità c'è)  tengono molto alla sincerità e al valore della parola data, ecco perché la Donadio si premura di spiegare tanto precisamente una realtà che, qui in Italia, è il segreto di Pulcinella. Speriamo che la giornalista non capiti mai tra i commenti di IBS!

Per gli autori, accettare o rifiutare di scrivere un blurb è una questione delicata. Chi ne scrive pochi può avere difficoltà a ottenere dei commenti superlativi nel momento del bisogno. E chi ne scrive o ne riceve troppi rischia di passare per un marchettaro.

Aaaaah... eccola qui, la mia desueta definizione... e se non fosse abbastanza chiaro riporto dal pezzo originale le esatte parole della giornalista: blurb whore. Più chiaro di così si muore...


Vanity net, easy press
posted by giuliaS83 @ 11:37 - martedì, 04 novembre 2008

Sul sito de "Il Giornale":  "Facebook, dove gli scrittori perdono la faccia".
Ci sono arrivata su
segnalazione di Booksblog, l'autore è Gian Paolo Serino, che è anche fondatore di Satisfiction, "la prima rivista di critica letteraria che rimborsa i libri consigliati". Vabeh... però la rivista è interessante ed è anche free press, che non guasta.

Nell'articolo sul faccialibro, Serino ironizza sul presenzialismo degli scrittori che si autopromuovono nel web 2.0. Aggiungono amici a raffica per poi sfruttare i contatti a fini di marketing. Si linkano e blurbano* a vicenda. Perorano cause da "corsari moderni". Mettono frasi strane nel profilo. Pubblicano foto con altra ggente famosa e tra i libri preferiti di tutto un po'. Eh, questi scrittori narcisi!

Ora, però, vorrei fare una domanda a Serino: premesso che il suo è un articolo divertente che si legge con piacere, ha una vaga idea di cosa sia Facebook? Più in generale conosce l'inferno dei social network? Mai cliccato Myspace con il suo carico di morte e distruzione?

I comportamenti narcisi elencati esistono eccome, ma non sono appannaggio di scribacchini infoiati. Su Facebook fanno TUTTI così: sono tutti ansiosi di perdere la faccia. Gli scrittori sono solo una parte dei vanesi del 2.0 in questa Italia che, ce lo ricordava Flaiano, è "un paese di santi, poeti, nipoti e cognati". Ma mi sa che tutto il mondo è paese.

Prendiamo un esempio a caso: me. Nel profilo del faccialibro espongo consiglisugli attacchi zombie; dichiaro di fare parte della religione di pio kenobi; come immagine ho una foto che mi sono scattata da sola, tanto per non farci mancare nulla. Presa nel vortice degli ex amici delle medie/elementari/vita pre-vita che millantano lavori strapagati alla NASA e organizzano cene amarcord, non oso pensare a cosa potrebbe succedermi se fossi in odore di fama (non avverrà mai ma fatemici credere): quando la gente inizia a metterti come amico dell'amico e tu devi accettare se no si offende e non vendi il libro; quando non puoi più, pena la figura da insensibile, eliminare richieste di adesione alla causa strappalacrime dei bambini svervegi; quando cominci a credere sul serio che al mondo interessi sapere tutte le cazzate che ti passano per la testa. 

Potrebbe persino capitarmi di avere Flavio Briatore tra gli amici, come succede a un certo Gian Paolo Serino... sarà mica lo stesso? Ma se sta su Facebook pure lui, mi suona strano che finga di ignorare come funzioni, che spinga sullo stupore per le innocue scempiaggini del network, e ce le proponga pure come chicche da scoop. Certo, citare un po' di stranezze "fa colore" e si fa leggere. Un critico letteraro però dovrebbe considerare che sparare sul narcisismo degli artisti è facile, ma che quando è una società intera a guardarsi allo specchio, forse è il caso di andare oltre.

"Ma il vero motore di Facebook sono gli aspiranti scrittori: dal celebre chirurgo plastico che propone i suoi libri di filosofia applicata all’estetica alle veline della scrittura, ventenni che ti mandano le foto sul letto prima di inviarti i loro scritti, agli scrittori dell’angoscia, sempre pronti a rifilarti il loro capolavoro mistery o la loro creazione fantasy. Stiliti del posto fisso, sempre collegati a Facebook, che se lavorassero, invece di stare sempre davanti al computer, davvero l’Italia andrebbe meglio. Perché il dramma di Facebook, scrittori compresi, è che sabato e domenica si spopola, non c’è quasi nessuno. Chiusi gli uffici non rimangono nemmeno le tracce d’inchiostro."

...e si stava meglio quando si stava eccetera, vero? Caro Serino, complimenti per l'ironia e la vena dissacrante: la prossima volta dicci anche qualcosa di nuovo e vedrai,  l'articolo che ne verrà fuori sarà da applauso.

*Niente paura, "blurb" è solo la versione 2.0 di "marchetta". Ne parliamo domani...