Scrooge, con una curiosità disperata, lo seguì fino alla finestra e guardò fuori.
L'aria era piena di fantasmi che erravano in tutte le direzioni, frettolosi e irrequieti, lamentandosi sul loro cammino. Ciascuno portava una catena come quella dello spettro di Marley; pochi (...), erano incatenati insieme; nessuno era libero.
C. Dickens, "Un Canto di Natale"
Con questa citazione, in controtendenza con la consueta melassa natalizia... facciamo a tutti l'augurio sincero di buone feste (e di una vigilia piacevole e più serena di quella di Scrooge!) e vi salutiamo per qualche giorno. Buon Natale a tutti!
Tramite uno dei blog del Corriere sono arrivata al sito di Sergio Lepri, giornalista e (per trent'anni) direttore dell'ANSA. Lepri sta lavorando a un libro di "cronaca e testimonianze": "1943, cronache di un anno", e lo sta pubblicando direttamente online sul suo sito. Il giornalista aveva mille possibilità di essere pubblicato e distribuito in libreria e di guadagnarci in più sensi. Ma ha scelto di rendere il libro disponibile online e di pubbicarlo work in progress.
A differenza dei libri a stampa, un libro in Internet non finisce al macero, prima o dopo, per decisione dell'editore oppure, per decisione del lettore, in uno scaffale alto della libreria o sul banchetto di un rivenditore di libri usati; un libro che poi, alla fine, diventa un blocco di carta invecchiata o un mucchio di polvere. Non è fatto di atomi di carta, ma di impulsi elettrici, di bit. Quinta novità: un libro che, se l'autore non lo cancella, è, si fa per dire - eterno o quasi.
Questo è solo uno dei tanti motivi con i quali Lepri spiega la sua decisione. Vi invito a leggerli tutti QUI, in una prefazione che brilla per pragmatismo: Lepri, ottantanove anni, ha molto da insegnare a tutti noi, qualsiasi sia la nostra età. Dalla home page:
La mia è dunque una generazione che ha il dovere di non disperdere il patrimonio messo insieme in un processo di trasformazione così ampio e così profondo come mai nella storia millenaria dell'umanità; che ha il dovere - senza presunzione e, anzi, con l'umiltà con cui ci si deve sempre rivolgere a chi sa meno e non per sua colpa – di lasciare agli altri almeno un po' della ricchezza accumulata non per merito proprio ma dei tempi in cui è nata e cresciuta.
In chiusura Lepri ringrazia chi lo leggerà: vi segnalo quindi "1943 - cronache di un anno", oltre alle ricche sezioni di articoli e testimonianze del giornalista disponibili dai menu. Sono pezzi impegnativi ma appassionanti... da leggere anche in vacanza!
Tramite uno dei blog del Corriere sono arrivata al sito di Sergio Lepri, giornalista e (per trent'anni) direttore dell'ANSA. Lepri sta lavorando a un libro di "cronaca e testimonianze": "1943, cronache di un anno", e lo sta pubblicando direttamente online sul suo sito. Il giornalista aveva mille possibilità di essere edito e distribuito in libreria e di guadagnarci in più sensi. Ma ha scelto di rendere il libro disponibile online e di pubbicarlo work in progress.
A differenza dei libri a stampa, un libro in Internet non finisce al macero, prima o dopo, per decisione dell'editore oppure, per decisione del lettore, in uno scaffale alto della libreria o sul banchetto di un rivenditore di libri usati; un libro che poi, alla fine, diventa un blocco di carta invecchiata o un mucchio di polvere. Non è fatto di atomi di carta, ma di impulsi elettrici, di bit. Quinta novità: un libro che, se l'autore non lo cancella, è, si fa per dire - eterno o quasi.
Questo è solo uno dei tanti motivi con i quali Lepri spiega la sua decisione. Vi invito a leggerli tutti QUI, in una prefazione che brilla per pragmatismo: Lepri, ottantanove anni, ha molto da insegnare a tutti noi, qualsiasi sia la nostra età. Dalla home page:
La mia è dunque una generazione che ha il dovere di non disperdere il patrimonio messo insieme in un processo di trasformazione così ampio e così profondo come mai nella storia millenaria dell'umanità; che ha il dovere - senza presunzione e, anzi, con l'umiltà con cui ci si deve sempre rivolgere a chi sa meno e non per sua colpa – di lasciare agli altri almeno un po' della ricchezza accumulata non per merito proprio ma dei tempi in cui è nata e cresciuta.
In chiusura Lepri ringrazia chi lo leggerà: vi segnalo quindi "1943 - cronache di un anno", oltre alle ricche sezioni di articoli e testimonianze del giornalista diaponibili dai menu. Sono pezzi impegnativi ma appasionanti... da leggere anche in vacanza!

Leggi la recensione
Il manuale è vecchiotto, ma la cosa in questo caso è una qualità positiva. Qui abbiamo un allenatore vecchio stampo, che prima di mettervi i guantoni vi fa correre un’ora nella neve; prima di insegnarvi le tecniche di arti marziali vi fa ridipingere lo steccato… ma alla fine del film potrete gonfiare a sangue i fighetti delle altre scuole di scrittura. Metaforicamente parlando, eh.
Seguendo il glorioso esempio di un paio di rubriche online, in particolare Esperienze traumatiche de I Sognatori e Vita da editore di Las Vegas, inauguriamo la nostra rubrica del peana, della lamentela su quanto è brutto il nostro lavoro e quanti pazzi ci sono in giro. Scherzi a parte, in passato abbiamo già raccontato e condiviso qualche brutta esperienza ed è servito per scambiarsi le impressioni... spero che questa rubrica si esaurisca presto per mancanza di materiale! Nel frattempo, scherziamoci un po' su.
Mi scrive poco tempo fa l'ufficio stampa di una piccola casa editrice. Non ne faccio il nome perché non mi va di screditare il lavoro di una casa editrice, magari ottima, solo per la stupidità di un suo elemento, e anche per rispettare la privatezza della corrispondenza. La chiameremo: casa editrice X. Copio e incollo (ho solo sistemato gli a capo che erano tutti sballati):
Spett.le Studio 83,
la [casa editrice X] è entrata nella blogsfera (sic!). su www.[casa editrice X].com
vi chiediamo se siete interessati ad inserire il vostro blog nei nostri link e viceversa
In attesa di un vostro riscontro
Cordiali saluti
Rispondo:
Gentile [signora X],
per effettuare uno scambio link dovrei prima conoscere meglio la vostra casa editrice. Ai lettori del nostro blog diamo la garanzia che le nostre segnalazioni e notizie sono vagliate dalla redazione e selezionate in base alla qualità e alla fiducia che noi stesse vi riponiamo.
Avrei bisogno di sapere in modo particolare se la vs. casa editrice richiede un contributo agli autori per la pubblicazione, cosa che non sono riuscita a capire dalla semplice ricerca nel sito e nel blog.
RingraziandoLa per averci contattato, resto in attesa di riscontro e Le auguro buon lavoro
Poco dopo, mi arriva questo delirio:
Gent.le Giulia Abbate,
La politica editoriale di [casa editrice X] è contraria all'editoria a pagamento, poteva farsene un idea dall'editoriale del blog [titolo dell'editoriale]..
crede che se [casa editrice X] chiedesse soldi sarebbe quello il tono dell'editoriale? Io lavoro per questa casa editrice, crede che le editrici si darebbero tanto da fare a promozionare i testi ad essere estremamente selettive per poi chedere soldi?Cercherebbero autori che vogliono fare della scrittura una cosa seria per poi chiedere soldi?
Ho visitato il vostro sito e visti i libri recensiti. Mi scusi la franchezza ma lei si è fatta un idea di dove sia davvero l'editoria a pagamento?
La mia richiesta era motivata soltanto nel promuovere un blog di una casa editrice che lavora seriamnete e che cerca forme collaborative di reciproca promozione come un semplice scambio di link.
Spero che queste informazioni le siano sufficienti
Cordiali saluti
EHM... detto qualcosa che non dovevo? Segue la mia risposta:
Gentile [signora X],
la franchezza è sempre la benvenuta quando è costruttiva. Io ho un’idea molto chiara dell’editoria a pagamento. Lei ha un’idea altrettanto chiara della nostra posizione in merito? Leggendo i nostri post e le nostre recensioni si può notare (perché lo diciamo chiaramente) che non abbiamo prevenzioni particolari contro l’ editoria a pagamento in sé, magari contro certe sue deviazioni, ma noi mettiamo sempre al primo posto la qualità del titolo, verso il quale cerchiamo di non nutrire pregiudizi di sorta.
Non capisco quindi cosa, della mia domanda, l’abbia infastidita. Mi dispiace non aver notato subito [titolo dell'editoriale], pensavo che in ogni caso chiedere fosse lecito.
Detto ciò, e visto il tono di questa sua ultima mail, non ho intenzione di fare uno scambio di link con voi. Sul nostro sito e blog è scritto anche che noi non facciamo “promozione”, tutt’al più informazione di realtà che, a nostro personale e non indiscutibile parere, sono interessanti o degne di nota. Ecco, un ufficio stampa che prima mi contatta e poi mi risponde in modo tanto sgarbato (e sgrammaticato) non è qualcosa di cui ritengo parlare, almeno non positivamente.
Buona sera
Sarebbe bastato l'ultimo paragrafo a chiudere la cosa, almeno per me. Il giorno dopo mi arriva l'ultima mail, più calma (si è ricordata le medicine) anche se la confusione non cambia:
Gent.le Giulia Abbate,
il mio era solo un tono risentito ad una sua presuntuosa email, del resto leggo anche nelle sua email (sgrammaticata e con qualche refuso come la mia, ma credo che ciò sia dettato dalla fretta di rispondere) un tono altrettanto risentito
Mi scuso forse di uno stupido equivoco e la ringrazio comunque della sua attenzione
Buona giornata
Non commento il "presuntuosa", non commento lo "sgrammaticata come la mia" né l'"equivoco". Rispondere a questa ultima mail mi sembrava inutile.
Questi possono sembrare casi rari, in realtà riceviamo mail strambe quasi tutti i giorni, anche se dallo strambo al furioso ce ne passa. Alla prossima!
Perdonatemi l'off topic, ma volevo unirmi al coro dei corvi del malaugurio, per dire... prima o poi doveva succedere.

Certo, la cosa che lascia perplessi è che a cadere nel tranello non è stato un brand di magliettacce con l'ideogramma, né un tatuatore di coatti, ma una rivista scientifica tra le più autorevoli. Prossima volta schiaffateci il dragone, non sarà originale ma almeno si va sul sicuro.
Si tiene in questi giorni, al Palazzo dei Congressi di Roma, la consueta Fiera della Piccola e Media editoria, "Più Libri Più Liberi", alla quale avevamo già partecipato lo scorso anno. Certo la scelta di organizzare la fiera proprio durante il ponte dell'8 dicembre non mi sembra proprio azzeccatissima, tuttavia il sole di oggi e la temperatura mite hanno reso piacevole il soggiorno; se a questo aggiungiamo che, all'interno del Palazzo, si rasentavano climi equatoriali, gli amanti della bella stagione - come me - potranno comunque ritenersi soddisfatti.
Rispetto all'edizione 2007, malgrado crisi reali o paventate, la folla dei partecipanti è, se non raddoppiata, comunque aumentata in maniera consistente: i corridoi erano letteralmente intasati di persone, rendendo piuttosto ardua anche la semplice deambulazione in linea retta - per non parlare delle soste ai vari stand, dove giusto Kate Moss sarebbe riuscita a parcheggiarsi.

Gli editori e la disposizione degli stand erano pressoché identici a quelli dell'anno passato, erano presenti molte realtà della piccola editoria di qualità italiana, così come i soliti noti a pagamento (senza fare nomi, insomma, meglio cucirsi la bocca a Filo doppio) con la loro distesa di 50000 nuove pubblicazioni del mese di dicembre.
Scivolando tipo piattola nella fiumana invalicabile, sono riuscita a raggiungere il Caffé Letterario, dove era in atto una presentazione di poesie in lingua spagnola, accompagnate da un bravissimo quartetto di giovani cantanti e dalla presenza di nientepopodimeno che Rita Levi Montalcini, impeccabile come sempre nella sua divisa d'altri tempi. Sono anche riuscita a fotografarla da dietro il muro di folla, tiè!

Non sono riuscita a seguire tutto l'evento perché restare fermi lì era logisticamente impossibile, e qui chiamerei un attimo in causa gli organizzatori della Fiera: scusatemi tanto, ma i tavolini del Caffé Letterario erano proprio necessari? Di tutti i presenti interessati, sono riusciti a sedersi neanche il 10%; di contro, però, i tavoli occupavano tutto lo spazio e non c'era più posto neanche per stare in piedi. Bella mossa!
Al piano superiore, la situazione era più rilassata (e la temperatura virava pericolosamente verso il genere atollo vulcanico), così ho potuto passeggiare con più calma e dare un'occhiata ai vari stand, tra i quali mi è rimasto impresso quello della Editing Edizioni, che regalava un prosecco nano per l'acquisto di almeno un libro. Vi dirò: si fosse trattato di panettone, un pensierino ce l'avrei fatto...

Al piano superiore si trovava anche l'area bambini, caratterizzata dalla presenza di stand dedicati alla narrativa infantile e di mocciosi che correvano a destra e sinistra andandosi a schiantare sulle gambe delle persone. Sulle splendide panche a loro destinate, immerse in una simpatica scenografia verde a mo' di parco, riposavano invece in tutta tranquillità genitori e nonni.
Purtroppo non è stato possibile assistere ad altre presentazioni o eventi perché la folla era davvero tanta, e questo punto tirerei delle somme positive per questa Fiera 2008: malgrado tutto, i lettori sono tanti e non si fanno spaventare; inoltre, questi eventi sono un'ottima occasione per permettere la diffusione di una letteratura alternativa, e vedere un feedback così entusiastico da parte del pubblico lascia ben sperare che il futuro del mercato editoriale non sia così nero come molti prevedono.
È uscito il nuovo numero di "Writers Magazine", la rivista edista da DelosBooks rivolta al nutrito target degli scrittori esordienti. Dalla presentazione: "l'abbiamo rifatta completamente, da un punto di vista grafico e di impostazione dei contenuti".
"Writers Magazine" è una buona rivista, scritta bene e con professionalità, ma stavolta la boccio senza averla letta, solo per questa copertina:

Non mi interessa come "dare vita ai personaggi", non voglio leggere l'editoriale, me ne frego degli articoli. Qualcuno mi spieghi che bisogno c'è di schiaffare una donna a cosce aperte sulla copertina di una rivista per SCRITTORI. Forse mi sbaglio io (non sarebbe la prima volta, anche se ora non sono l'unica ad avere qualche perplessità), magari bisogna prendere alla lettera la parola "scrittori" al plurale maschile. In questo caso, mi permetto un suggerimento per la copertina dedicata alle SCRITTRICI:

O forse sarebbe più facile essere un tantino più sobri, e dedicarsi a qualcosa che esuli dagli ormoni. Perché va bene mettere la figa dappertutto, poi però non voglio sentire tiritere sulla mancanza di cultura e l'abbrutimento dei costumi moderni.
Ieri sono andata alla famosa festa di Booksweb.tv ... la webtv bibliofila ha compiuto un anno e una bella festa per incontrarsi e fare insieme il punto era l'opzione più ovvia.
La festa si è svolta nel bellissimo Spazio Tadini, a Milano, tra opere pittoriche (definirli "quadri" è riduttivo), sedie che più che oggetti di arredamento parevano wet dream di designer rampanti e una minirassegna sui patafisici. Mettiamoci la gente cordiale e rilassata (cosa meno usuale, negli eventi milanesi, di quanto si pensi) mettiamoci una videobox per recensioni al volo, mettiamoci che dopo pochissimo hanno finito l'acqua ed è rimasto solo prosecco, ecco, io mi sono divertita.
La serata è stata anche l'occasione per proiettare il film "sperimentale" (visibile cliccando sulla locandina in alto) realizzato da Zop con il contributo dei blogger, ognuno dei quali ha scelto, arricchito e realizzato la propria parte in totale autonomia. "Delitto e casting" è un'idea talmente nuova da essere stata segnalata anche da alcuni quotidiani nazionali. Anche io ho fatto una particina, grazie alla quale sono stata subito riconosciuta e segnalata come "la signora campa cavallo". Sono soddisfazioni!
La serata è stata presentata da Alessandra Casella, che con grande entusiasmo ha invitato tutti a mangiare un bel pezzo di panettone o pandoro offerti dalla casa: perché un anno fa, alla nascita di Booksweb, qualcuno disse che la cosa sarebbe durata poco... che non sarebbero "arrivati a mangiare il panettone". Altroché, se l'abbiamo spazzolato!
Conosciamo anche noi questa bella sensazione, quella di andare avanti nonostante le difficoltà, nonostante i mezzi pochi o inesistenti, nonostante le notti in bianco, il lavoro per la gloria, gli ostruzionismi più irritanti (eh, quanti potremmo raccontarne... a breve una nuova rubrica ad hoc). Studio83 è in pista da quasi due anni e le cose procedono piano piano, sempre un millimetro alla volta. Ma procedono. Alla faccia di chi gufa!

Su Corriere.it di oggi una presa di posizione dello scrittore e giornalista Gian Antonio Stella, (diventato celebre grazie al suo bestseller "La casta") contro certi razzismi nostrani, non più striscianti ma strombazzanti.
Non conoscono niente della grande emigrazione italiana. Niente. Non sanno che larga parte dei nostri emigrati, almeno quattro milioni di persone, è stata clandestina. Lo ricordano molte copertine della Domenica del Corriere, il capolavoro di Pietro Germi «Il cammino della speranza», decine di studi ricchi di dettagli.
Tra essi Stella omette di citare i propri, forse per modestia. Il giornalista infatti ha pubblicato più di un titolo che ripercorre, documenti alla mano, le travagliate vicende dei nostri connazionali emigranti: poveri, ignoranti, spesso turlupinati e venduti come veri e propri schiavi, temuti e disprezzati dai loro "ospiti" tedeschi e anglosassoni.
Negli USA in particolare, gli italiani erano considerati "di sangue negro" (!) e ci fu più di un episodio di brutale linciaggio per motivi etnici. Stella ne parla ne "L'orda", reportage che ha il sinistro sottotitolo: "quando gli albanesi eravamo noi". Vi cita anche titoli ed estratti dei giornali americani, nei quali si parlava della nostra predisposizione naturale allo stupro e all'uso del coltello. Qualche lampadina?

In "Odissee", invece, Stella ci racconta dei viaggi transoceanici che i nostri connazionali hanno affrontato per raggiungere il Nuovo Mondo. Convinti spesso con l'inganno a vendersi tutto per acquistare un viaggio, ammucchiati in bagnarole luride e strapiene e spesso scaricati in destinazioni diverse da quelle annunciate, addirittura venduti ad aziende che li aspettavano per ridurli in schiavitù... i poveri emigranti ne hanno subite di tutti i colori "sulle rotte del sogno e del dolore". "Odissee" è un resoconto che commuove e spesso fa soffrire.
Leggere del nostro passato può aiutarci a capire chi oggi ha gli stessi problemi passati dai nostri emigranti; a vedere con una lente diversa il nostro ruolo di paese ospitante: quello di fornitore di asilo, non solo di importatore di schiavi con i flussi a orologeria. Può farci capire che la storia gira, che oltre alla retorica imperoromanista-italiani brava gente che oggi sta tornando tanto in voga, siamo stati poveri e allo sbando. Leggere e sapere potrebbe fare di più: convincerci a non votare e a non sopportare più una classe dirigente ignorante e tracotante, i veri barbari di oggi. Ma qui siamo nella categoria dei miracoli.



