Arrakis
posted by elenaS83 @ 11:42 - martedì, 24 febbraio 2009
Tempo fa, su Sky, di notte, ho visto un documentario che mi ha colpita tantissimo. Il titolo è Arrakis, l'autore è il giovane Andrea Di Nardo, l'argomento è quello (drammatico) dell'avvelenamento da amianto nelle fabbriche, il linguaggio è quello del documentario poetico. Una convergenza di scelte appropriate e terribilmente evocative (a partire dal titolo, citazione densa di significati) rendono quest'opera un esempio di linguaggio dell'immagine di incredibile forza.

Arrakis è una sequenza di immagini che descrivono la desolazione delle "fabbriche della morte", edifici abbandonati e fatiscenti, accompagnate da una voce fortemente simbolica: quella di Silvestro Capelli, ex-operaio, sottoposto a laringectomia a causa di un cancro provocato dall'amianto.

In Rete, Arrakis è giustamente divenuto un vero caso tra siti e blog; ci tenevo molto a segnalarlo anche qui perché lo trovo un'opera davvero emozionante.

Per chi volesse saperne di più, visitate il sito arrakis.vh5n1.net


Nessuno tocchi Hugh Hefner
posted by elenaS83 @ 19:37 - sabato, 21 febbraio 2009
La serata di ieri (venerdì 20 febbraio) del Festival di Sanremo ha visto la presenza di un ospite molto particolare: Hugh M. Hefner, fondatore della rivista Playboy e del relativo impero che le si è successivamente sviluppato attorno. Hefner si è presentato accompagnato dalle attuali fidanzate, le gemelle Karissa e Kristina Shannon e la playmate Crystal Harris.



(Hugh Hefner ieri e oggi: a 82 anni suonati, ancora lavora a pieno ritmo e ha l'ultima parola su ogni edizione di Playboy della sua area geografica)


Immaginavo che l'evento avrebbe sollevato qualche sterile polemica: del resto, tra i soldi, il successo, l'intelligenza e la vita dorata di Hugh Hefner, e la grande bellezza delle sue accompagnatrici, era prevedibile che gli invidiosi non si sarebbero contati.

Che la protesta potesse però assumere i contorni di una crociata pseudo-femminista - molto più pseudo che femminista - era un'ipotesi che speravo restasse tale.

Cito dall'articolo sul tema apparso su genova.cronacacity.com, che riporta le ragioni addotte dalle contestatrici:

"[...]l’imminente partecipazione al Festival di Sanremo di Hugh Hefner e delle sue ‘conigliette’, simbolo della figura più mortificante della donna, l’esatto opposto di quella donna (madre, moglie e lavoratrice tra infiniti sacrifici) per cui tanto ci siamo battute in questi anni[...]"

Ecco, innanzitutto voglio dire che come donna IO mi sento offesa dalle idiozie del Comitato Anti-Hefner. L'immagine della donna "moglie, madre, lavoro e sacrifici" speravo fosse rimasta confinata alla propaganda fascista, o tutt'al più all'immaginario collettivo degli anni '50, quando sfornare torte e figli a testa china era l'unica vita alla quale potevamo aspirare. Ma al di là di questo, in nome di COSA una persona dovrebbe sentirsi mortificata o offesa dalla presenza di altre donne che hanno scelto vita e costumi diversi dai loro? Il semplice fatto di non ricalcare il modello proposto dalle signore anti-Hefner dovrebbe squalificare una donna da ogni pubblica apparizione, rendendola per definizione e a priori lesiva della dignità femminile? Sarebbe questa la libertà per cui si battono?



(Gino Boccasile, 1940)


La risposta più ovvia, e quella che meno mi va di approfondire perché potrebbe apparire come argomentazione per nefas, è che queste signore si sentono offese dal fatto che le playmate sono belle, sono giovani, sono libere e non sono schiave dell'altrui opinione, cosa che in un paese evidentemente bigotto come l'Italia sembra un traguardo ancora lontano da raggiungere.

Quello che più mi scandalizza è che la sola idea che possa essere mostrato un modello alternativo di donna, al di fuori dello schema figli-famiglia, al di fuori dei canonici costumi sessuali, venga automaticamente recepito come bestemmia.

Ed ecco che le successive parole delle contestatrici appaiono ancor più contraddittorie:

"[...]per la difesa di una parità di opportunità che credevamo acquisita e che, invece, vediamo
ancora una volta rimessa in discussione[...]
"

Quindi la "pari opportunità" quale sarebbe? O troia o sposa, come cantava Ligabue? Ecco qui: siamo tornati indietro di 50 anni, la donna può scegliere solo tra il ruolo che le viene socialmente riconosciuto, o quello di outsider.




E mi fermo qui per quanto riguarda l'immagine femminile. Molto di più c'è da dire, infatti, sul ruolo di "vecchio pappone imbottito di Viagra" che è stato invece assegnato a Hugh Hefner, fondatore di una rivista il cui reale valore sembra sconosciuto alla vox populi.

In un'America ignorante, razzista, oscurantista e bigotta, Hugh Hefner fondò una rivista che non solo ha rappresentato un caposaldo della rivoluzione sessuale, ma ha messo in pratica ideali di libertà di opinione con un coraggio da applauso.

Playboy ha pubblicato scrittori oggi osannati, ma a quel tempo ignorati e censurati; ha pubblicato interviste di una scomodità estrema (Fidel Castro e Yasser Arafat dicono nulla?); ha pubblicato opinioni fuori dal coro su temi controversi (la discriminazione razziale, la discriminazione sessuale, la guerra in Vietnam, la guerra in Iraq, per citarne alcuni) che le testate ufficiali a malapena sogna(va)no.

Hefner ha portato in tv e in copertina persone di colore quando il razzismo imperante non lo aveva mai reso possibile, ha dato alle donne che lavoravano nella sua azienda una dignità contrattuale a quel tempo inesistente altrove, ha dato della donna stessa un'immagine finalmente diversa da quella di replicatore biologico ed elettrodomestico semovente, e tutto questo oggi dovrebbe perdersi nelle insensate proteste di persone ignoranti che non hanno la più vaga idea di quello contro cui vogliono battersi?

Care signore contestatrici, dite di sentirvi offese come donne e contribuenti da quello che Hugh Hefner e Playboy rappresentano, ma almeno sapete COSA rappresentano? No.

Hugh Hefner e Playboy rappresentano una voce alternativa negli ultimi 55 anni di storia americana, una voce libera e fuori dal coro, una voce che ha saputo sfruttare la nascente galassia dei media per manifestare se stessa, e lo ha fatto in forma di CONTROCULTURA come espressione di dissenso.

Prima di scendere in piazza e manifestare, quindi, INFORMATEVI: potreste leggere qualcuna delle splendide antologie di interviste e racconti pubblicati da Playboy negli anni, e finalmente edite anche in Italia da Mondadori. Un breve assaggio di un paio di nomi conosciuti che potreste trovare, così, giusto per amor di cronaca, visto che fino a prova contraria i fatti valgono più delle chiacchiere:

Jimmy Carter
Miles Davis
Jean-Paul Sartre
Bertrand Russell
Philip K. Dick
Harlan Ellison
Kurt Vonnegut
Arthur C. Clarke
Ursula K. Le Guin
Gabriel Garcia Marquez
Vladimir Nabokov
Fidel Castro
Yasser Arafat
Malcolm X
Allen Ginsberg
Martin Luther King jr
Salvador Dalì
Ray Bradbury
J.G. Ballard
Frank Zappa
Doris Lessing
Harlan Ellison
Robert Silverberg
John Lennon
Paul McCartney
Ingmar Bergman
Marshall McLuhan




(Still dal programma televisivo Playboy After Dark, dove per la prima volta furono portate persone di colore in tv)



Classici e apocrifi (e zombie)
posted by giuliaS83 @ 16:54 - mercoledì, 18 febbraio 2009
Leggo su Booksblog la notizia della prossima uscita di un titolo molto particolare.
Seth Grahame-Smith ha scritto "Pride and Prejudice and Zombies": "Orgoglio e pregiudizio e zombie".

 

 

La notizia in sé e questa copertina fantastica (notate la somiglianza con le edizioni dei classici Oxford... geniale) mi hanno risollevato la giornata, anzi la settimana: sono un'amante dei testi della Austen, mi piacciono gli apocrifi e adoro la "roba zombesca". Cosa avrei potuto chiedere di migliore?

Leggendo i commenti al post, però, ho avuto una sorpresa: erano tutti negativi! "La Austen è intoccabile",  "i grandi classici non hanno bisogno di questo tipo di pubblicità" ma anzi "ne vengono svalutati".

Io la penso in modo esattamente opposto. Per prima cosa, nulla è intoccabile: cito sempre Zaid, intellettuale e scrittore messicano, che ha detto ne "I troppi libri": "la cultura è conversazione". (Devo decidermi a recensire quel libro, ce l'ho sul comodino da mesi!)

Le opere innalzate a dogmi  indiscutibili non servono a nulla, tanto vale evitare di buttare il tempo nella lettura, se essa deve servire a fabbricare idoli!
I testi vanno assimilati, digeriti, interpretati, contestati, discussi, sviscerati, superati, ci si può giocare e si possono prendere in giro, se lo si fa con la sufficiente maestria e bravura. Vale in particolare per i classici: rimetterli continuamente in gioco, anche con operazioni spericolate come quella di Grahame-Smith, è un modo per tenerli vivi e inserirli in un dialogo che mischia tempi, generi e culture in mix inaspettati, a volte ne escono cose belle, a volte si fallisce. Ma tentar non nuoce. Senza contare che i "rimaneggiamenti" dei classici sono sempre degli omaggi, nel bene e nel male, a ciò che essi rappresentano.

Insomma,  ben vengano apocrifi e variazioni sui classici, ovviamente se fatti bene. I titoli della Austen ne contano a decine, anche se in effetti un horror non c'era ancora!
E voi che ne dite? Siete del club "teniamoli dietro una teca" o come me non aspettate altro che "Vampire Emma"? ^^


Venti Nodi
posted by elenaS83 @ 15:55 - lunedì, 16 febbraio 2009
Signore e signori,

siamo liete di annunciare che da qui alla prossima primavera vedrà la luce un nuovo progetto di Studio83, forse uno dei più importanti in cui ci siamo impegnate finora: "Venti Nodi", il nostro bollettino letterario.

"Venti Nodi" sarà disponibile al pubblico in tre versioni: leggibile on-line; scaricabile in formato .pdf; acquistabile in formato cartaceo su Lulu.com. Tratterà temi che abbiano a che fare con la letteratura, la narrativa, l'editoria, spaziando verso ogni argomento che possa essere a loro collegato.

Su ogni numero, inoltre, ci sarà uno spazio dedicato alla pubblicazione di racconti brevi. Nello specifico, sono qui per annunciare che uno di questi racconti potrebbe essere il vostro: da oggi prende ufficialmente il via l'Operazione Venti Nodi, un piccolo concorso che indiremo in vista di ogni uscita, e che porterà a selezionare un racconto scelto fra quelli che ci invierete.


Chi volesse partecipare, può inviare il suo racconto all'indirizzo ventinodi[chiocciola]studio83[punto]info, tenendo conto delle seguenti indicazioni:

  • Ogni autore può proporre un solo racconto per ogni numero della rivista
  • Il racconto non dovrà superare le 20.000 battute (spazi inclusi)
  • Non ci sono limiti di genere né di tematiche
Leggi il regolamento completo QUI
Una volta selezionato il racconto, contatteremo l'autore per discutere con lui i termini della pubblicazione. Per amor di chiarezza specifichiamo subito che la pubblicazione non sarà retribuita e che, una volta pubblicato, il racconto non potrà essere rimosso; ogni diritto resterà comunque all'autore.
Per questa edizione di Operazione Venti Nodi, il termine massimo per inviarci le vostre opere è fissato al 31 marzo 2009.

Per facilitarci il lavoro, vi chiediamo di specificare, nell'oggetto dell'e-mail, "Operazione Venti Nodi".

Vi aspettiamo numerosi, e in bocca al lupo a tutti! 


PS: Se avete dubbi o domande postatele pure fra i commenti, vi risponderemo appena possibile!

Achtung!!!
posted by elenaS83 @ 10:45 - venerdì, 13 febbraio 2009
C'è una moda dilagante, nell'ambito dell'editoria a pagamento contemporanea, che sta prendendo sempre più piede e di cui abbiamo spesso parlato: quella della QUERELA PER DIFFAMAZIONE. In pratica, dette case editrici hanno radunato una sorta di braccio armato virtuale, una legione di subalterni blogomani, e li hanno dispersi per la Rete a caccia di discussioni, commenti, post che contengano l'Offesa Suprema, l'Onta Incancellabile, la Bestemmia Cosmica, alla quale opporre, come arma di difesa, il paventato tentativo di ricorrere per vie legali: la definizione "casa editrice a pagamento".



Ecco, stando alle case editrici a pagamento, o comunque a una loro ampia percentuale, la stessa definizione "casa editrice a pagamento" è una mortale offesa lesiva dell'immagine e della dignità dell'azienda, filosofia che mi sembra un tantino schizofrenica, se sostenuta da chi, di fatto, si definisce casa editrice ma offre a pagamento servizi che nell'editoria tradizionale sono a carico dell'editore.

L'abbiamo già detto altre volte, lo ripetiamo: l'editoria a pagamento, per quanto controversa e poco ortodossa, non deve essere necessariamente un male, se al contributo da parte dell'autore si accompagna una politica editoriale come cristo comanda. Il problema semmai è la totale deviazione e aberrazione di questo principio, che ha portato decine e decine di case editrici spuntate dal nulla a riversare nel mondo tonnellate di carta straccia, libri stampati senza alcun elemento che ne giustificasse la pubblicazione, se non il tornaconto economico.

Ed ecco che "a pagamento" diventa locuzione non gradita alle stesse case editrici che la mettono in pratica, da evitare, da sussurrare piano, da spiegare con giri infiniti di parole, pena l'arrivo della famosa, temuta QUERELA. Ormai la mitica querela è diventata quasi un tratto distintivo dei blog che parlano di editoria, una sorta di medaglia al valore, un po' come le cicatrici da sparatoria per i rapper americani.



La cosa lì per lì può anche far ridere, del resto si tratta di azioni legali risibili, che poggiano su basi inesistenti, tuttavia mi premeva sottolineare come questa situazione stia diventando sempre più seccante, tanto più che va a danneggiare un diritto fondamentale, quello della libertà di parola. Ecco, un ambiente in cui la libera espressione viene "punita" con rappresaglie legali, io non riesco proprio a tollerarlo.

Questa riflessione è nata stamattina dopo aver letto le vicissitudini del blog di Writers Dream, che già tempo fa ebbe noie simili, e oggi si ritrova una diffida inviata dalla casa editrice Deinotera.
Addirittura, i gestori del forum vengono accusati di aver accostato il nome della casa editrice "[...]senza alcuna a moderazione, ad espressioni improprie, ingiuste e fuorvianti, cagionandole grave nocumento" in modo "offensivo della dignità e dell’onore".

Quindi tu esprimi un'opinione e vieni trattato come una specie di apologeta nazista che va in giro a ledere l'altrui dignità.


Ma stiamo scherzando?




Webmaster sull'orlo di una crisi di nervi
posted by giuliaS83 @ 11:03 - mercoledì, 11 febbraio 2009
Da "FantasyDream - il blog dell' Isola della Poesia" :

Su internet, ci sono migliaia di siti di poesia solo in Italia. Molti offrono la possibilità di pubblicare gratuitamente le proprie opere e anche di commentare quelle altrui. (...)  Tutto funzionerebbe sempre alla perfezione se non ci fossero dei personaggi particolari che si credono geni della poesia che nessuno ha il diritto di criticare in nessun modo.

Queste persone non solo riempono i forum e siti di post inutili, non solo scrivono ‘poesie’  piene di errori di ortografia, parolacce ed eresie varie (vantandosi poi di essere i nuovi Montale o Ungaretti), ma pretendono di poter pubblicare anche dieci o venti poesie al giorno. Questi non sono poeti, sono imbrattatori della rete.

E allora a quel punto, i tempi di lettura e approvazione delle poesie si allungheranno per forza. Inoltre, per ovvi motivi, bisogna mettere dei limiti per impedire a chiunque di inviare più di tot poesie al giorno ( o a settimana). Quindi, si avvisano i visitatori che ogni poesia verrà approvata diciamo dopo sei giorni.

A quel punto, si scatena il putiferio. (...) Da qui, i tentativi di boicottaggio del sito, la cattiva pubblicità, le liti virtuali e lo spam e, a volte, gli insulti personali (...).

Bell'ambientino, eh? Non finisce qui:

Poi ci sono i voti di scambio.


continua a leggere il post

...e naufragar m'è dolce in questa rete! ^^


Regolamento "Esordiamo!"
posted by elenaS83 @ 16:05 - venerdì, 06 febbraio 2009
Salve a tutti!

Nelle ultime settimane abbiamo valutato l'idea di modificare alcuni punti del regolamento di "Esordiamo!" che, a nostro avviso, avevano bisogno di una limatina. Su tutti, il passaggio che riguarda la rimozione delle recensioni in caso di mancato riscontro da parte dell'autore.

Innanzitutto, che la recensione sia positiva o negativa, non ci fa piacere dover cancellare qualcosa su cui abbiamo lavorato e investito del tempo; in secondo luogo, questa regola potrebbe portare chi ha ricevuto giudizio negativo a non pubblicare il nostro banner, proprio allo scopo di far rimuovere la recensione non gradita. E' come se, una volta ricevuto un romanzo, leggessimo le prime pagine e, non trovandolo di nostro gusto, rispondessimo all'autore: "Ho cambiato idea, non ti recensisco più". Un po' troppo facile!

Ecco, non vogliamo insistere tanto sul fatto che le opere prime le recensiamo gratuitamente, visto che l'iniziativa l'abbiamo pensata e lanciata noi, quanto sul fatto che leggere un libro per recensirlo richiede attenzione, energie mentali, tempo. Rimuovere la recensione significherebbe che quel tempo e quelle energie sono state inutili.

D'ora in poi, pertanto, le recensioni degli autori inadempienti saranno eliminate solo a nostra discrezione: anche nel caso decidessimo di lasciarle on-line, verranno comunque contrassegnate con il BOLLINO NERO.




Rosiconi avvisati!