Online sul nostro sito la recensione a "Esordienti da spennare", la piccola inchiesta della Ognibene sul cosiddetto "sottobosco" delle case editrici a pagamento.

Il racconto della Ognibene avvince il lettore, in particolare il lettore-scrittore, e ha un bel punto di forza: non teme di fare nomi, anzi riporta titoli e conversazioni, lettere e risposte, ottenendo il doppio risultato di elaborare un discorso sensato sull’argomento e di tracciare una serie di “casi di controllo” di editori dai ben dubbi scopi.
Anni fa, balda minorenne, partecipai al concorso letterario "L'Autore" indetto dalla casa editrice Firenze Libri (quello pubblicizzato ogni anno con un box in prima pagina di "Repubblica"). Dopo qualche mese, mi arrivò la notizia che, pur non avendo vinto, ero stata "selezionata" e ritenuta idonea per la pubblicazione. A una mia chiamata, spuntò fuori la richiesta di contributo, che rifiutai. A onor del vero, va detto che la Firenze Libri si dimostrò molto attenta verso i miei manoscritti: mi chiese dei soldi per rimandarmeli indietro, perchè "è un peccato farli finire al macero". Poveriiini...
Mi mandarono anche due o tre libri, come previsto per i partecipanti al concorso. Uno era il romanzo vincitore, un altro era "Avalon: l'agenda dello scrittore" di Giorgio Maremmi, un libretto che la Ognibene in "Esordienti da spennare" cita spesso come classico esempio di malafede delle case editrici a pagamento.
In effetti, "Avalon" è infarcito di improperi contro gli editori tradizionali, troppo chiusi nei confronti dei nuovo autori non inseriti in un "giro" preciso, e canta le lodi di chi si sobbarca l'onere di stampare i promettenti virgulti e accettare i loro soldi a titolo di gratitudine. Nonostante questo aspetto, però, "Avalon" è stata comunque una lettura interessante: perciò lo recensiremo a breve. Buona lettura!


