Online la recensione di "Viva Las Vegas", il titolo che ha segnato l'esordio della casa editrice Las Vegas.

I racconti sono di buon livello, diversi tra loro in struttura e modi narrativi, oltre che nei temi. Se volessimo conferire un’omogeneità letteraria all’antologia, e individuare un argomento comune, uno scopo generale che vada oltre il festeggiamento annunciato, potremmo individuarli nella forma-racconto in sé.
Ripropongo anche l'intervista al curatore dell'antologia Andrea Malabaila (al quale faccio i complimenti per le scelte della raccolta), nella quale ci parla di "Viva Las Vegas" ... in un minuto.
La casa editrice Las Vegas si rivolge a un pubblico giovane, ma non fatevi ingannare da un intento che può sembrare riduttivo (e qui devo fare una tiratina d'orecchie alla Las Vegas: la presentazione della raccolta fa presagire una superficialità che per fortuna nel libro è assente).
Il "pubblico giovane" amorfo, senza ideali forti, anestetizzato dai reality e in prima linea solo nella fila per l'Ipod è un'invenzione recente, una proiezione delle generazioni precedenti alla nostra, che ci accusano di essere come ci hanno formato loro. Forse questo tipo di pubblico esiste, ma prima di noi "giovane" ha sempre voluto dire "nuovo", "ribelle", "pericoloso", "sovversivo", e soprattutto: "forte". E forti sono quasi tutte le voci della raccolta di Las Vegas, perché uniscono la tecnica e la preparazione al coraggio di toccare nervi scoperti, con ottiche prive di preconcetti. Bene e viva la Las Vegas!


