Su internet, ci sono migliaia di siti di poesia solo in Italia. Molti offrono la possibilità di pubblicare gratuitamente le proprie opere e anche di commentare quelle altrui. (...) Tutto funzionerebbe sempre alla perfezione se non ci fossero dei personaggi particolari che si credono geni della poesia che nessuno ha il diritto di criticare in nessun modo.
Queste persone non solo riempono i forum e siti di post inutili, non solo scrivono ‘poesie’ piene di errori di ortografia, parolacce ed eresie varie (vantandosi poi di essere i nuovi Montale o Ungaretti), ma pretendono di poter pubblicare anche dieci o venti poesie al giorno. Questi non sono poeti, sono imbrattatori della rete.
E allora a quel punto, i tempi di lettura e approvazione delle poesie si allungheranno per forza. Inoltre, per ovvi motivi, bisogna mettere dei limiti per impedire a chiunque di inviare più di tot poesie al giorno ( o a settimana). Quindi, si avvisano i visitatori che ogni poesia verrà approvata diciamo dopo sei giorni.
A quel punto, si scatena il putiferio. (...) Da qui, i tentativi di boicottaggio del sito, la cattiva pubblicità, le liti virtuali e lo spam e, a volte, gli insulti personali (...).
Bell'ambientino, eh? Non finisce qui:
Poi ci sono i voti di scambio.

...e naufragar m'è dolce in questa rete! ^^
...e più precisamente a quella pratica che io, da provinciale incallita, ho sempre chiamato "marchetta": la recensione (o il post, o il commento) favorevole a un autore/titolo, scritta non sulla base di una reale valutazione, ma della conoscenza personale (e fin qui ci sta pure, basta dirlo) o peggio dello scambio di favori. Io ho segnalato il tuo libro, tu fallo col mio... e la versione aggiornata: io sono passato a lasciare un complimento ampolloso sul tuo blog, tu adesso difendimi sul mio.

Ebbene, leggendo (via Internazionale) Rachel Donadio, giornalista del New York Times, ho scoperto la pratica del blurb: "frasi spesso iperboliche stampate sulle copertine dei libri per avvertire i lettori che hanno in mano il più grande capolavoro letterario dai tempi della Bibbia - o forse del Codice da Vinci." Eureka!
Caveat lector! Le recensioni promozionali dei libri non sono completamente imparziali. All'insaputa del lettore medio, i blurb provengono nella maggior parte dei casi dai migliori amici dell'autore, da colleghi e maestri, o da autori che condividono lo stesso editore, lo stesso curatore, lo stesso agente. Sono un concentrato di amicizia, rivalità, favori ricambiati e obblighi assolti, non sempre in buona fede.
Non mi dire! Gli statunitensi (forse è un po' vulgata, ma una base di verità c'è) tengono molto alla sincerità e al valore della parola data, ecco perché la Donadio si premura di spiegare tanto precisamente una realtà che, qui in Italia, è il segreto di Pulcinella. Speriamo che la giornalista non capiti mai tra i commenti di IBS!
Per gli autori, accettare o rifiutare di scrivere un blurb è una questione delicata. Chi ne scrive pochi può avere difficoltà a ottenere dei commenti superlativi nel momento del bisogno. E chi ne scrive o ne riceve troppi rischia di passare per un marchettaro.
Aaaaah... eccola qui, la mia desueta definizione... e se non fosse abbastanza chiaro riporto dal pezzo originale le esatte parole della giornalista: blurb whore. Più chiaro di così si muore...


