Il primo passo è quello di liberarsi dalla visione tradizionalista dell’atto comunicativo, il quale non è – come invece pretendono Scuola e Facoltà universitarie – un’operazione essenzialmente linguistico-pragmatica. Bisogna imparare a vedere invece ogni atto comunicativo essenzialmente come un fatto di volizione: ogni dire è un voler dire.
Nell'intervista linkata, Boylan ci parla dell'insegnamento universitario della lingua, della sua bellezza ma anche della difficoltà dovuta al tradizionalismo accademico e alla predominanza della teoria sulla pratica linguistica, che è poi il motivo di tanti abbandoni degli studenti.
L'intervista è in sei parti, è un po' lunga ma vale sicuramente la pena di vederla!
La nostra richieste è che ci sia un contatto tra il mondo al di fuori dell'università e l'università stessa nel decidere i programmi; che i professori non vengano lasciati soli nel deciderli. Devono risponderne al pubblico, alla società civile. La mia esperienza, ascoltando studenti e famiglie che si interessano di queste cose, è che molti pensano che il prfessore ne sappia di più, e di non avere voce in capitolo riguardo queste cose. Ma quando paghiamo un architetto per occuparsi della nostra casa, anche se non siamo architetti vogliamo dire la nostra, decidere per la nostra casa. Daremmo delle indicazioni, non nei dettagli, perché quelli sì sono specifici, ma avremmo il diritto di dire in che casa vorremmo vivere.
Per chi si trovasse nei dintorni dell'Univresità di Roma Tre il giorno mercoledì 25 novembre, inoltre, segnalo un evento importante: una Lectio SPE Magistralis del professor Boylan dal titolo "Insegnare".
Dove SPE sta per... "Senza Pretesa di Essere"!
La Società Pannunzio per la libertà di informazione sta facendo circolare una bozza di "Statuto per i diritti dei lettori" che verrà presentata in un convegno a Roma il 10 novembre. Si tratta di una "dichiarazione di intenti" articolata in cinque punti, che potete leggere QUI.
Il manifesto è breve ma esaustivo. Il discorso della Società Pannunzio riguarda una dimensione sociale e politica della lettura, per "lettore" si considera più che altro il cittadino fruitore di informazioni.
Alcuni punti dello statuto però possono essere applicati anche al lettore di romanzi... e soprattutto al lettore di recensioni di romanzi.
Non parliamo solo di amministrazione, commissioni o di tutte quelle mansioni a "bassa responsabilità" solitamente affidate a uno stagista, ma anche di lavoro sul testo, correzione di bozze, addirittura di editing e traduzioni.
Purtroppo, a Booksblog hanno proprio ragione: il modo di lavorare di molte case editrici è una vera e propria piaga che pesa tutta sulla qualità dei testi pubblicati e quindi sulle spalle del povero lettore.

Russo era un giornalista free lance, per scelta non era iscritto all'Ordine e ha lavorato per Radio Radicale coprendo alcuni dei peggiori conflitti degli anni '90, dal Ruanda, all'Algeria, alla Bosnia.
Sono molto affezionata al ricordo di quest'uomo e del suo lavoro, quando lo ascoltavo andavo ancora a liceo e ricordo bene quando, durante la pulizia etnica compiuta dei serbi in Kosovo, fu l'unico giornalista a rimanere a Pristina per documentare le stragi. Ci rimase ben nascosto, sapendo di essere braccato dai serbi che erano stati avvisati di lui. Poi sparì per due giorni e tutti, la redazione di Radio Radicale e noi ascoltatori, col fiato sospeso. Ricomparve in Macedonia, dopo aver diviso il destino dei profughi ed essere scampato come loro al peggio. Ma il peggio lo ha raggiunto di nuovo, in Cecenia, e questa volta non è andata bene. Purtroppo per lui, ma anche per noi.

[...] La possibilità di reperire i miei reportage e risentirli via Web aiuta la gente ad avere un’immagine più precisa degli eventi in corso.
Fondamentalmente noi dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere».
La pagina di Radio Radicale su Antonio Russo con alcuni suoi interventi e le corrispondenze
Antonio Russo su Wikipedia
Questo censimento web delle "associazioni culturali che non mollano" vuole tenere insieme "partigiani" di valori scomparsi che si oppongono alla crisi che è prima e soprattutto culturale, e solo dopo politica.
Le adesioni sono centinaia, e quelle giunte in tempo utile sono state pubblicate ne "I Nuovi Mostri", l'ultimo libro di Beha. Tra loro c'è anche quella di Studio83 ^^
Potete leggerla nella sezione corrispondente del libro "I nuovi mostri", ma anche nell'elenco pubblicato online. Ve la riporto di seguito nella sua aurea ruvidezza, non per niente l'ho scritta io mentre Elly approvava con un sospiro paziente prima di darmi le medicine...
L’associazione culturale è stata fondata da me e dalla mia collega Elena. Siamo due ragazze dell’83, laureate in Comunicazione con indirizzo letterario/editoriale, e ci siamo semplicemente stufate di leggere, sia sulla carta che sul web, recensioni che non hanno niente di letterario e tutto di pubblicitario. Tramite il nostro blog e il sito proponiamo svolgiamo varie attività, tra le quali: recensione gratuita e sincera delle opere di esordienti; dibattiti letterari; forte critica e sensibilizzazione contro l’editoria a pagamento; forte critica contro l’editoria non a pagamento che pubblica immondizia; promozione del copyleft e della condivisione dei saperi, e-book a scaricamento libero; lavori di critica letteraria seria e non compiacente.
Insomma, se doveste ritrovarvi tra le mani il libro di Beha (che ho letto, ma che non recensisco per ovvio conflitto di interessi) siete avvisati. E se avete un blog, un'associazione o partecipate a iniziative interessanti, il censimento è ancora aperto e prevede anche delle novità come la prossima creazione di una rubrica dedicata.
Da parte nostra, non ci rimane che ringraziare Beha per la sua inziativa e per aver ritenuto di includere una realtà piccola come la nostra nel suo elenco di "virtuosi".
Il Premio è stato istituito nel 1988 dal Parlamento Europeo, ed è un riconoscimento a chi lotta per i diritti umani, mettendo spesso in gioco la propria stessa vita. Ne sono stati insigniti Nelson Mandela, Aung San Suu Ky, le Madri della Plaza de Mayo, Reporter Senza Frontiere e molti altri.
Trovo la candidatura di Saviano un bel riconoscimento, meritato, nei confronti di uno scrittore tanto spesso vituperato qui in Italia, ma ormai considerato una voce importante nella comunità letteraria e non solo.
Vi lascio con il video del breve intervento di Saviano alla manifestazione per la libertà di stampa di questo sabato.
"Le mafie ci hanno tolto un termine fondamentale: onore. La mafia ha infangato questa parola (...) Trovandoci qui, abbiamo in qualche modo dimostrato che il paese tiene al proprio onore."
A quanto pare, a fronte di uno sconto sul prezzo di copertina del 30%, la casa editrice ha pensato bene, al pari di qualsiasi commerciante da strapazzo che vuole fare il furbetto, di gonfiare gli stessi prezzi di copertina!
Guerra agli umani di Wu Ming 2 è passato da 11,50 euro a 12,50 (+ 8,5%); stessa situazione per Cane mangia cane di Edward Bunker; A ovest di Roma di John Fante è salito da 10,50 a 11,50 euro (+ 9,5%). La chiave a stella di Primo Levi è passato da 9,50 a 10,50 (+ 9,5%), I capolavori di Cesare Pavese da 17,80 a 19 (+6,8%), la Gerusalemme liberata da 14,80 a 16,50 (+ 11,5 – tutti «Einaudi Tascabili») e Le botteghe color cannella di Bruno Schulz è passato da 19 a 22 euro (+ 15,8% - collana «Letture»).
L’impressione generale, infatti, è che si approfitti delle promozioni non solo per gabbare il lettore, ma anche per dare una ritoccatina generale ai prezzi di copertina dell'intero catalogo. È difficile non pensare che questo genere di operazioni commerciali sia ideato apposta per confondere il lettore, in un settore, quello dei libri, dove di per sé è più difficile avere coscienza delle variazioni dei prezzi. Aspettiamo con ansia la prossima promozione Einaudi.
Bella roba! E come segnala anche Booksblog, nemmeno un link pubblico che rimandi a un ufficio stampa o a un ufficio reclami.
Quindi per una volta bisogna dare ragione agli editori a pagamento: perché ce l'abbiamo tutti con loro, e solo con loro? Perché non ce la prendiamo con i colossi che strozzano l'editoria, ignorano gli esordienti, censurano gli intellettuali e massacrano pure i lettori?
Invito tutti voi, lettori e soprattutto editor e scrittori, a segnalare il comportamento scandaloso di Einaudi sui vostri blog, passate parola, nella speranza che una pratica del genere venga scoraggiata e boicottata.
Da parte mia, mi riservo di segnalarlo all'associazione dei consumatori "Altroconsumo", di cui sono socia. Chiunque voglia contribuire a farsi sentire in qualsiasi modo, compreso con lettere e richiami alla casa editrice o chi di dovere, ce lo faccia sapere.
Lettori di tutto il mondo, uniamoci! ^^
QUI la segnalazione di El Aleph dalla quale ho tratto le citazioni
QUi il post di Booksblog sui "saldi" primaverili di Einaudi
QUI il post di Booksblog sulla "promozione" di luglio
La notizia è di qualche giorno fa, ed è incommentabile. Einaudi ha rifiutato la pubblicazione de "I Quaderni", un'antologia di scritti del premio Nobel Saramago, perché contengono giudizi negativi su Silvio Berlusconi, presidente del consiglio italiano e proprietario (tra le altre cose) di Mondadori, che, ahimé, controlla la Einaudi.
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Alle tracotanti domande del Corriere, Saramago risponde con fermezza.
Ho conosciuto la censura durante la dittatura portoghese, l’ho sofferta e combattuta e nessuno in una situazione di apparente normalità democratica mi potrebbe chiedere di amputare una mia opera.
Insopportabile è la chiusa dell'articolo di Dino Messina, che rileva che il rifiuto politico a Saramago è solo uno dei tanti, come se questo sminuisse e non aggravasse la faccenda (notare come al solito l'assenza di ogni cura redazionale e di virgolette per i titoli).
Il premio Nobel non sa che altre opere di critica a Berlusconi sono state rifiutate da Einaudi, dalle poesie politiche postume di Giovanni Raboni al Duca di Mantova di Franco Cordelli, sino al Corpo del capo di Marco Belpoliti, che l’autore ha preferito pubblicare da Guanda.

qualcosa mi dice che lui non ne sarebbe felicissimo...
Che dire? Da Booksblog:
Per dirla con Mario Portanova su L’Espresso:
Certo, nessun editore al mondo manderebbe in libreria testi che parlano male, e così male, del padrone di casa. Nessun editore al mondo, però, ha un padrone di casa così ingombrante.
Ian Fleming ci spiega che:
Si devono conoscere cose emozionanti, prima di poter scrivere su di esse. L’immaginazione da sola non è sufficiente, ma le storie sentite da amici o lette sui giornali possono essere di base per una fertile immaginazione, e una certa quantità di ricerca e documentazione di fatti che sembreranno realistici nella fiction.
Ecco invece l'opinione di Gillian Roberts, che articola tredici lezioni piene di dettagli e considerazioni utilissime:
Il vostro mystery non si sviluppa nel vuoto. In realtà, l’impostazione è una parte importante e integrante della storia stessa, perché il significato di un reato non può che essere visto sullo sfondo di ciò che è “normale” per un certo momento storico e un certo luogo. I crimini che riempiono i nostri libri sono violenze contro la società in cui si verificano - crepe intollerabili nel tessuto sociale. Ecco perché deve essere fatto qualcosa a riguardo. Il fatto che il mondo e che il reato che è commesso contro la società coesistono fornisce il conflitto di base del vostro libro.
In queste parole c'è la base del canone di genere, il fondamento di senso del giallo classico: il conflitto tra l'ordine sociale e il disordine criminale. Pensiamo bene a questo aspetto e a ciò che comporta, prima di ambientare le nostre storie in qualche vaga e fumosa metropoli d'oltreoceano!
La sezione comprende anche alcuni consigli di Daniel Kalla, le "Dieci regole di suspence fiction" di Brian Garfield, una discussione sullo scrivere crime fiction e qualche segnalazione di manuali e testi sull'argomento. Insomma, l'indagine si prospetta lunga, ma piena di spunti!

Intanto, è uscito come ogni anno il rapporto di Freedom House sulla libertà di stampa in Italia, dove apprendiamo che il nostro paese è l'unico in Europa a essere stato retrocesso nella classifica ed è l'unico paese cosiddetto "occidentale" ad aver ottenuto l'infimo punteggio di 32 punti su 100.
Certo, ogni tanto ci sono anche belle notizie come l'assegnazione del premio "Giornalismo libero" a Marco Travaglio a Berlino, una bella notizia ovviamente ignorata dai media italiani, insieme a molte altre...
Sarà un caso, ma in questi giorni in cui si riparla di centrali nucleari e glorie dell'atomo, nessuno ha ricordato l'anniversario del disastro di Chernobyl, avvenuto il 26 aprile del 1986. Sarà un caso?
Cari giallisti, siate scrittori affermati o esordienti, voi che ne dite? Chi è il colpevole di questo lento, inesorabile delitto? Chi sta soffocando la libertà di espressione?
A voi l'ardua sentenza...


