Oggi vorrei riproporvi il "Piccolo vademecum" che abbiamo pubblicato a luglio in tre parti, in cui ci siamo occupate di individuare alcune strategie delle case editrici a pagamento, e di dare agli scrittori più inesperti alcuni strumenti di valutazione utili quando ci si addentra nel maremagnum dei siti web/vetrine delle case editrici.
Come riconoscere gli editori "virtuosi" dai "furbetti"? Ci si può fare un'idea di massima prima di passare alla fase dei contatti e delle spedizioni manoscritti, per evitare proposte a pagamento indesiderate? Come evitare la doccia fredda del contratto a pagamento in coda a complimenti che parevano disinteressati?
Leggendo il nostro breve articolo, forse avrete qualche idea in più su come orientarvi.
Abbiamo accorpato le tre parti e realizzato un documento unico in PDF, che può essere scaricato liberamente, stampato, diffuso, citato e così via... insomma, è a disposizione di chiunque voglia servirsene, secondo i modi della licenza CreativeCommons di cui ci serviamo da sempre.
Potete scaricarlo dal nostro sito, nella sezione Articoli, oppure cliccando QUI. Ogni commento, suggerimento e critica è ovviamente ben accetto!
Chiudo questo primo post settembrino con un ringraziamento a voi, navigatori e lettori del nostro piccolo blog, che anche nel bollente mese di agosto siete passati a visitare queste pagine per un totale di più di 800 accessi unici. Grazie a tutti !
Leggi la SECONDA PARTE
Un altro elemento a cui potete prestare attenzione, per riconoscere una casa editrice a pagamento e la sua politica, è il catalogo.
Parlando in generale, il catalogo è la fonte più preziosa di informazioni su quella che un tempo era chiamata "politica editoriale". Fino agli anni '80, gli editori erano molto caratterizzati e riconoscibili l'uno dall'altro, perchè le loro pubblicazioni andavano a "dialogare" con diversi tipi di pubblico e diversi bacini culturali.
Oggi sono le piccole case editrici a mantenere delle specificità forti che le rendono riconoscibili. Ci sono case editrici di narrativa pop per giovani; editori che pubblicano opere sperimentali; altri che si orientano su letterature di determinati paesi e altre ancora che scelgono un genere di riferimento: horror, fantascienza, fantasy, narrativa di mare.
Inutile dire che, prima di mandare un manoscritto a qualcuno, è OBBLIGATORIO studiare il catalogo per capire a chi ci si rivolge e dove il proprio romanzo ha speranza di interessare.
Se cerchiamo un editore che ci pubblichi e il suo catalogo è compatibile con la nostra opera, ma non siamo sicuri della sua politica riguardo il contributo, facciamoci qualche domanda tecnica.
Un caso diverso è se il sito della casa editrice riporta (ed evidenzia) informazioni sui servizi editoriali offerti, notizie tecniche sul tipo di carta usata o sul tipo di stampa preferita, su codici EAN e ISBN, su contratti di pubblicazione e diritti d'autore.
Indovinate un po' qual è il bacino d'utenza al quale si rivolge questo tipo di vetrina-sito? Il cliente è visibilmente lo scrittore, quindi vietato buttarsi giù quando vi "offrono" di farsi pagare!
Anche tra le proposte editoriali di questo tipo, però, ci sono diversi livelli di qualità - alla peggio, ma il cielo non voglia, diversi gradi di fregatura. L'osservazione del sito web ci aiuta capire anche che tipo di trattamento riceverà il titolo pagante.
L'articolo è lungo, ma molto interessante e per nulla noioso, anzi, lo definirei istruttivo e prezioso. Questi pezzi sono una miniera d'oro di informazioni per gli scrittori esordienti che hanno l'occasione di imparare qualcosa sui meccanismi editoriali e di capirli meglio.
A me è servito anche per riordinare le idee, mi ha fatto venire voglia di scrivere a mia volta qualcosa di utile per tutti: ecco a voi, dunque, la prima parte del mio vademecum sugli editori a pagamento. Sono una schifosa copiona, eh? ^^
Leggo spesso, in rete e per mail, commenti di scrittori esordienti che raccontano di una "doccia fredda" tristemente comune: una casa editrice si dimostra prodiga di complimenti verso il manoscritto ricevuto, per poi sparare una richiesta di contributo.
A volte è una proposta esosa, ma l'amarezza deriva principalmente dalla delusione di aver capito male: abbiamo scambiato un interesse commerciale per un giudizio sul valore letterario, una pubblicità per un complimento sincero.
Come evitare queste brusche cadute? Per prima cosa, smettiamola di sparare decine di manoscritti a caso e studiamo i nostri interlocutori: risparmieremo tempo, soldi e soprattutto saremo già preparati alle risposte che potremmo ricevere.
Ieri ho avuto un lampo di genio. Mi sono imbattuta in un articolo, sul Corriere, sugli "scrittori fai da te", e ho ringraziato il cielo di essere in un paese che vanta penne informate, penne d'assalto, penne impazienti di fornire alla collettività un servizio di utilità pubblica. Poi mi sono svegliata e mi sono accorta che le suddette penne sono fuggite coi loro cervelli, a noi restano le pene.

Dopo la nascita di Kindle2, prodotto da Amazon, sappiamo che una macchinetta di tre etti può contenere le notizie, i dati o le storie di circa 1500 libri.
Una "macchinetta di tre etti"? "Le notizie, i dati o le storie"? Davvero non si può fare di meglio?
È capace di nuove funzionalità, ha un disegno grazioso — il primo Kindle era più brutto dell'anatroccolo delle fiabe — nonché un rinnovato sistema di navigazione, sedici tonalità di grigio e alta risoluzione.
La penna penosa ha dimenticato la cosa più importante: i tasti ce l'hanno la musichetta? Chi se ne frega della memoria, dei formati, dello schermo con luminosità opaca simile alla carta, ci si può scaricare lo snake? Questo è quello che interessa all'uomo della strada!

E siamo solo al primo paragrafo. A seguire, una panoramica sulla situazione del self-publishing italiano, statistiche alla mano e un interlocutore illustre, il prof. Giuliano Vigini, al quale il giornalista dà la parola solo per fargli dire che la stampa digitale è in aumento, che costa meno e che gli editori ricevono un sacco di manoscritti.
Dopo di che, abbiamo il ritratto del protagonista assoluto del "caso self-publishing".
Lulu? No, troppo moderno, è per smanettoni e l'uomo della strada non ci arriva.
Ilmiolibro.it? Piano, quella è dei concorrenti, meglio sorvolare.
Ci sono: Lampi di Stampa!
Lampi di Stampa è una casa nata per conservare in catalogo una certa opera e anche per microtirature. (...) Lampi di Stampa, per dirla in breve, alterna un'editoria tradizionale al servizio di microtiratura e al fai-da-te; è una specie di ponte tra l'editoria del passato e quella che potrebbe nascere.
... Ecco, ma dove vive 'sta gente (e chi gli ha insegnato a scrivere!)?
L'editoria che "potrebbe nascere" esiste da un bel po' e funziona anche bene, ad esempio per il caso dei libri rari o delle pubblicazioni universitarie - la nostra penna scrivana ne parla en passant, ma è molto importante, è il futuro della cultura. Ma sentiamo Lampi di stampa:
Noi, per taluni aspetti, siamo ancora degli editori perché offriamo a chi lo desidera un servizio di editing e respingiamo opere oscene o plagi.
Quel "per taluni aspetti" potrebbe far tremare le vene dei polsi a chiunque abbia avuto a che fare con l'editoria a pagamento. Non è il caso della penna giuliva, che non si preoccupa di andare oltre le dichiarazioni del direttore editoriale.
(...) le Messaggerie, la grande catena che distribuisce tra l'altro Garzanti, Longanesi, Vallardi e la stessa Lampi di Stampa
No, caro giovane, non è esattamente così. Basta andare sul sito di Lampi di Stampa per accorgersi che Messaggerie non è semplicemente il distributore, ma l'azienda "madre" di cui la casa editrice è una costola.

Quindi abbiamo qualcosa di simile a Ilmiolibro.it, un colosso editoriale/distributivo che apre (o acquisisce nel suo gruppo) un print on demand per intercettare il target degli scrittori, oltre a quello già coperto dei lettori.
Questo sarebbe un discorso interessante da affrontare: il print on demand degli autori esordienti è un mercato destinato a cambiare il panorama editoriale? Oppure è solo un momentaneo "tacchino grasso" su cui cercano di buttarsi tutti prima che si esaurisca, una specie di bolla? Le Messaggerie posseggono mari e monti: edicole, catene di librerie, case editrici, marchi a volontà, questa pubblicità a Lampi di Stampa (perché a me sembra proprio una pubblicità, altrimenti almeno un altro nome avrebbero dovuto farlo!) significa qualcosa?
Non lo sapremo mai, ma forse possiamo immaginarlo. Ce ne sono tanti, di articoli superficiali e approssimativi come questo, che traboccano di sense of wonder per la rete ma che ancora non la sanno usare. Che parlano solo di alcune cose e sembrano ignorarne altre. Che non approfondiscono. Che la buttano lì.
Occhi aperti, ragazzi, il print on demand è un mercato caldo. Lo dimostra anche questo.
Il quotidiano "Affari Italiani" ha di recente pubblicato un articolo sull'editoria a pagamento, interessante già dal titolo: "Un popolo di navigatori, santi e scrittori... a pagamento". L'intervento riassume in modo conciso ma esaustivo il problema dell'editoria a pagamento, cita due testi di riferimento (entrambi recensiti da noi: "Esordienti da spennare" e "L'autore in cerca di editore") e riporta acuni avvenimenti recenti, come il contenzioso de Il Filo Vs Bianciardi e la recente polemica sullo scrittore, sempre de Il Filo, Fabio Fazio.
L'articolo cita anche la Lista E.A.P., la lista degli editori a pagamento stilata con indubbia pazienza e imperturbabilità dai baldi "scribacchini" (:-D!) di Writer's Dream, che hanno avuto più di un grattacapo a causa della propria schiettezza (sono arrivata all'articolo proprio dal loro blog).
Nell'ultima parte dell'articolo si cita anche un esempio virtuoso: quello di Albalibri, una casa editrice da noi già nominata a proposito della (ormai) rara virtù di tradurre gli stranieri dalla lingua originale. È bello leggere la storia del fondatore di Albalibri, Clirim Muça, delle sue alterne vicende e della particolare strategia della sua casa editrice: tirature bassissime, forte spinta all'evento e nessuna richiesta di contributo.
La quale richiesta, torno a ripeterlo, non è di per sé una piaga capitale. La disonestà lo è, come il lucro indiscriminato e la cinconvenzione di buona fede. Esistono anche case editrici, come la Lietocolle, "costretta" dal mercato a chiedere un aiuto anche agli autori. Oltre al contributo però esiste una selezione dei titoli che ha portato a un catalogo di qualità nel quale sono inclusi nomi importanti della poesia. Insomma, come sempre non ci sono solo gli estremi ma anche le sfumature, è giusto ricordarselo.
Un applauso comunque all'autore dell'articolo di Affari Italiani, Antonio Prudenzano, che accanto alla dote della sintesi ha dalla sua anche chiarezza e documentazione.
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Si tiene in questi giorni, al Palazzo dei Congressi di Roma, la consueta Fiera della Piccola e Media editoria, "Più Libri Più Liberi", alla quale avevamo già partecipato lo scorso anno. Certo la scelta di organizzare la fiera proprio durante il ponte dell'8 dicembre non mi sembra proprio azzeccatissima, tuttavia il sole di oggi e la temperatura mite hanno reso piacevole il soggiorno; se a questo aggiungiamo che, all'interno del Palazzo, si rasentavano climi equatoriali, gli amanti della bella stagione - come me - potranno comunque ritenersi soddisfatti.
Rispetto all'edizione 2007, malgrado crisi reali o paventate, la folla dei partecipanti è, se non raddoppiata, comunque aumentata in maniera consistente: i corridoi erano letteralmente intasati di persone, rendendo piuttosto ardua anche la semplice deambulazione in linea retta - per non parlare delle soste ai vari stand, dove giusto Kate Moss sarebbe riuscita a parcheggiarsi.

Gli editori e la disposizione degli stand erano pressoché identici a quelli dell'anno passato, erano presenti molte realtà della piccola editoria di qualità italiana, così come i soliti noti a pagamento (senza fare nomi, insomma, meglio cucirsi la bocca a Filo doppio) con la loro distesa di 50000 nuove pubblicazioni del mese di dicembre.
Scivolando tipo piattola nella fiumana invalicabile, sono riuscita a raggiungere il Caffé Letterario, dove era in atto una presentazione di poesie in lingua spagnola, accompagnate da un bravissimo quartetto di giovani cantanti e dalla presenza di nientepopodimeno che Rita Levi Montalcini, impeccabile come sempre nella sua divisa d'altri tempi. Sono anche riuscita a fotografarla da dietro il muro di folla, tiè!

Non sono riuscita a seguire tutto l'evento perché restare fermi lì era logisticamente impossibile, e qui chiamerei un attimo in causa gli organizzatori della Fiera: scusatemi tanto, ma i tavolini del Caffé Letterario erano proprio necessari? Di tutti i presenti interessati, sono riusciti a sedersi neanche il 10%; di contro, però, i tavoli occupavano tutto lo spazio e non c'era più posto neanche per stare in piedi. Bella mossa!
Al piano superiore, la situazione era più rilassata (e la temperatura virava pericolosamente verso il genere atollo vulcanico), così ho potuto passeggiare con più calma e dare un'occhiata ai vari stand, tra i quali mi è rimasto impresso quello della Editing Edizioni, che regalava un prosecco nano per l'acquisto di almeno un libro. Vi dirò: si fosse trattato di panettone, un pensierino ce l'avrei fatto...

Al piano superiore si trovava anche l'area bambini, caratterizzata dalla presenza di stand dedicati alla narrativa infantile e di mocciosi che correvano a destra e sinistra andandosi a schiantare sulle gambe delle persone. Sulle splendide panche a loro destinate, immerse in una simpatica scenografia verde a mo' di parco, riposavano invece in tutta tranquillità genitori e nonni.
Purtroppo non è stato possibile assistere ad altre presentazioni o eventi perché la folla era davvero tanta, e questo punto tirerei delle somme positive per questa Fiera 2008: malgrado tutto, i lettori sono tanti e non si fanno spaventare; inoltre, questi eventi sono un'ottima occasione per permettere la diffusione di una letteratura alternativa, e vedere un feedback così entusiastico da parte del pubblico lascia ben sperare che il futuro del mercato editoriale non sia così nero come molti prevedono.
Linko la pillola "un libro in un minuto" in cui si parla de "Il dono di Rebecca" di Marina Dionisi, per i tipi di Deinotera Editrice. Lo abbiamo recensito anche noi: vi propongo un confronto "differito" tra la nostra opinione, pubblicata nei primi mesi di uscita del titolo, e quella degli editori che nel video fanno un piccolo bilancio del suo successo.
Parte a Roma la settimana del libro al Tempio di Adriano. Roma si conferma capitale anche dell'editoria, con un panorama di piccole case editrici giovani, dinamiche, indipendenti, che la portano al terzo posto in Italia per numero di titoli pubblicati. Chi può, non perda questa manifestazione, il programma è QUI.

A Milano, invece, il 27 giugno si terrà Editech 2008, una giornata sul tema dell'innovazione tecnologica nel campo editoriale che si annuncia interessante, magari ci andrò anch'io.

Roma, Milano, a volte Torino o Bologna: gli eventi che segnalo si svolgono principalmente in queste grandi città, più che altro perché sono quelli di cui si riesce a reperire meglio informazioni. Ma l'estate porta con sé incontri e festival un po' ovunque, e se qualcuno avesse notizia di fiere o incontri nella sua città, non esiti a segnalarcelo, e riferiremo prontamente.
Buona settimana e "Addio, triste lunedì"...
Da qualche tempo mi capita di sentire parlare della casa editrice Gargoyle Books, che pubblica "romanzi horror di autori stranieri". Coincidenza ripetuta o buona strategia di marketing? Spero che si tratti della seconda, perché sono una grande sostenitrice dell'editoria di nicchia e adoro l'horror.
Mi sono imbattuta nel loro stand alla Fiera di Torino, dove hanno presento la nuova uscita "Sherlock Holmes contro Dracula" di Estleman, pubblicato per la prima volta nel 1978 e riproposto in una veste piuttosto intrigante. Pochi giorni dopo, ne leggo una sinossi tra le recensioni dell'Internazionale:
Forse non è un libro per tutti. Ma chi sa di avere uno spirito da nerd, magari anche solo latente, apprezzerà questo pastiche letterario e la sua buffa pignoleria. La parte divertente del libro, ovviamente, non è scoprire come andrà a finire, ma vedere come l'autore riesce a tenere insieme due personaggi così diversi in un intreccio "filologicamente" verosimile. E il risultato, nonostante qualche ingenuità, è a suo modo sorprendente. Anche solo per il fatto che la pedanteria del detective finisce per rendere insolitamente simpatico quel povero maligno senza pace del vampiro. Sherlock Holmes contro Dracula è stato scritto nel 1978 e da allora viene continuamente ristampato in una lingua o in un'altra. Un romanzo popolare in tutti i sensi.
Questo è un commento!

Ho ritrovato la Gargoyle Books sfogliando Dampyr, il fumetto della Bonelli di cui non perdo un numero. Nell'introduzione al volume di questo mese, tra la corrispondenza e le notizie che riguardano il mondo horror, spiccava la copertina di un'altra uscita Gargoyle Books: si tratta di "Lo zio Silas" di Sheridan Le Fanu, mostro sacro e famoso autore di "Carmilla". "Lo zio Silas" è un titolo meno conosciuto, ma senza alcun dubbio varrà la pena leggerlo. Intanto, linko la prefazione del prof. Melani, docente di Letteratura Inglese e Letterature Straniere Moderne dell'Università della Tuscia.
Sheridan Le Fanu
Mi sembra che la Gargoyle Books abbia intrapreso una strada interessante: merita un applauso per le buone idee e la scelta di pubblicazioni di qualità, titoli magari già pubblicati ma che possono essere riletti, valorizzati, riscoperti. Ho richiesto una copia del catalogo delle prossime uscite e tra le notizie vedo che hanno in cantiere un altro titolo bomba: "Dr.Jekyll contro Mr.Holmes": miiiooo...
Insomma, a fronte di tante lamentele sulla crisi di idee e di valori (anche monetari...) dell'editoria, ecco un bell'esempio di dinamismo e intelligenza.


