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Quello del libraio è un mestere chiave dell'editoria. Pensiamo all'editore come l'intermediario culturale tra l'offerta e la domanda libraria: il libraio è l'intermediario materiale di questo complesso panorama.
Certo, in questi anni sono entrati in gioco anche i negozi online e non mi stancherò mai di citare l'importanza di buone biblioteche: la libreria però resta un luogo che se è gestito bene può essere magico.
"Aprire una libreria" è una lettura che mi trovo a consigliare quasi mio malgrado: è scritto malissimo, ma contiene pur sempre informazioni importanti e utili in particolare a chi è completamente digiuno della materia. Anche chi conosce il mercato editoriale e le varie figure che lo popolano, però, può trovarla una lettura interessante, sempre se riesce a prescindere dalla pessima forma.
Per ovvie ragioni, il libretto si concentra sull’attività della libreria indipendente, slegata da logiche di franchising e con metratura/assortimento limitati: una sorta di versione moderna della libreria di quartiere.
Vi progongo la recensione al romanzo "Lasciami entrare" di John A. Lindqvist, pubblicato l'anno scorso da Marsilio. La recensione è uscita sulla webpress MilanoNera, un punto di riferimento giallista che ha ospitato questa mia "incursione" nell'horror.
Il male di “Lasciami entrare” non è solo lo squallore. C’è anche la prevaricazione e il gusto di umiliare il più debole, come il povero protagonista Oskar tanto vessato da non distinguere più la realtà da ciò che gli infliggono, o dai propri tristi sogni di vendetta. C’è l’incomunicabilità familiare: se nel rapporto dimesso tra Oskar e sua madre ci sono sentimenti sommersi, le pagine dedicate al padre del ragazzino e alla sua metamorfosi da ubriaco fanno agghiacciare il sangue quanto le migliori di King.
Con ciò mi appresto a salutarvi per le vacanze e a mettere in ferie anche il nostro amato blog, che ripartirà a settembre con recensioni, novità e la nuova edizione di "Esordiamo!" che ripartirà in autunno.
Buone vacanze e buone letture!


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La mia recensione è negativa: anche se Mankell scrive davvero bene, ha uno stile accattivante e le atmosfere nordiche giocano a suo favore, la componente "gialla" legata al genere fa acqua. Mi chiedo come sia stato possibile che il Times abbia definito Mankell uno dei migliori cinquanta scrittori di gialli e thriller. Come scrittore è sicuramente molto bravo, come giallista... dopo la lettura di questo romanzo ho seri dubbi.
Dalle pagine di Satisfiction, Gian Paolo Serino tuona contro la totale mancanza di attendibilità della critica letteraria quando si parla di gialli nordici (in particolare di Larsson): la critica "dovrebbe difenderci da simili trabocchetti e che, invece, se ne sta immobile, silente, paralizzata". In effetti, a leggere l'articolo uscito da poco sul Corriere (relativo al film, però), un po' di vergogna per la categoria si prova. Sembra scritto da una carampana quattordicenne!

"Noi larssoniani siamo sulle spine"! OMG! Lisbeth 6trpp gnokka! TVB un kasino!
Il grande successo di Mankell, però, mi incuriosisce molto. Può darsi che, al di là dei canoni del genere sui quali sono effettivamente un po' rigida, questo scrittore abbia un segreto, un quid che mi è sfuggito. E non bisogna fare il solito errore di snobbare il best seller in sé, almeno non prima di averlo letto! Ma cosa avranno questo Mankell, questo Larsson, di tanto diverso? Cos'hanno di speciale?
Voi che dite? Li avete letti? ...Qualche idea?
Esce oggi "La Morsa", l'ultima fatica di Loretta Napoleoni, stampato per i tipi Chiarelettere. Non chiedetemi come è possibile che lo abbia già letto e recensito, l'appartenenza a Studio83 dona in cambio i superpoteri :-)
In questo breve saggio, la Napoleoni affronta due argomenti spinosi, che sono oggi alla base delle paure massmediatizzate e delle politiche emotive degli stati nazionali: la minaccia terroristica di Al Qaeda e la crisi finanziaria che sta portando alla recessione economica.
Lungi dal pronunciare vuote rassicurazioni, la Napoleoni ci dà alcuni elementi che ribaltano la visione (e la confusione) corrente e ci avverte che la vera minaccia non sono i tagliagole fondamentalisti, né le impersonali fluttuazioni dei grafici di borsa. Ciò che minaccia il nostro "stile di vita", i nostri "valori" e la comodità in parte immeritata della nostra vita è la combinazione micidiale tra politiche aggressive e bugiarde e una gestione suicida della finanza da parte dello stato. Specialmente quello statunitense ha condotto una guerra al terrorismo micidiale per gli equilibri mondiali e l'ha finanziata tramite la gestione spericolata del debito pubblico.
In questo è stato aiutato da un sistema finanziario fondato su ricavi inesistenti, simile a un treno che viaggi al massimo della velocità verso un burrone. E il peggio è che "l'ignoranza, la faciloneria e l'ingenuità" dei signori del mondo (non i dittatori, ma i banchieri e i finanzieri!) non minaccia solo la nostra comodità, ma la stessa democrazia e le conquiste civili, come lo stato sociale e il valore stesso della vita umana, che abbiamo tanto lottato per ottenere.
La lezione di vita del grande fiasco dell’economia globalizzata, sotto l’ombrello della politica della paura, è che la società civile non può lasciarsi ingannare da chi la rappresenta; quando ciò avviene è nostro dovere ribellarci. Mentre i politici ci terrorizzavano, la finanza ci rubava i risparmi, questa è la cruda verità. E se vogliamo che ciò non avvenga più, dobbiamo avere il coraggio di dire basta e voltare le spalle ai grandi prestigiatori del nostro tempo, la classe politica, che fino a oggi ci ha così male rappresentato.
Il pregio principale della produzione della Napoleoni, e questo "La Morsa" non fa eccezione, è il fatto che la docente non scambia il complesso con il complicato. Lungi dall'essere superficiale, il discorso spesso si sofferma sui dettagli tecnici dei giochi economici, ma si fa seguire grazie a un'esposizione chiara, concisa, che usa parole semplici e spiega ogni elemento tecnico che il lettore può non conoscere.
Questo approccio dimostra che chi espone non considera il suo destinatario un profano o un non addetto ai lavori: anzi, una volta date le spiegazioni necessarie, la Napoleoni non ha paura di interpretare e di esprimere opinioni precise non esclusive, che invitano alla comprensione e alla discussione. Questo atteggiamento divulgativo è la base di ogni democrazia, l'antidoto migliore a ogni pretesa tecnocratica.
"La Morsa", infatti, non è un saggio accademico, né una dissertazione per economisti. Con esso la Napoleoni si rivolge al cittadino, che considera in diritto di essere informato e a volte edotto sulle questioni pù ostiche; ma che da ciò può trarre la facoltà di farsi un'opinione, e il dovere di agire. In questo, dobbiamo spezzare una lancia anche a favore di Chiarelettere, una casa editrice impegnata che tanto merito ha nel risveglio della contestazione politica "dal basso" di cui il nostro paese -e non solo - ha davvero bisogno.
Se davvero vogliamo uscire da questa crisi, che anche se si manifesta attraverso l’economia è sintomatica del malore esistenziale che affligge il villaggio globale, dobbiamo avere il coraggio di ammettere i nostri errori. Solo così troveremo la forza per tornare a partecipare attivamente alla vita politica e, se è necessario, anche il coraggio di rinnovare totalmente la classe politica che ci rappresenta, non una, ma più volte, fin quando avremo raggiunto il nostro obiettivo.
"La Morsa" è, su stessa ammissione della Napoleoni, il primo saggio che la docente scrive nella sua lingua madre dopo molto tempo. Resta forte l'influenza della parlata anglosassone, frasi essenziali, periodi brevi, ripetizione di parole e concetti chiave, che però ha il pregio di mantenere il saggio leggibile anche quando affronta discorsi complessi.
Forse, un editing più accorto avrebbe potuto eliminare qualche costrutto troppo affine al parlato, ma il più delle volte la cosa non stona nell'ambito di un'esposizione che ha la forza dialettica di un pamphlet.
Infine, non posso che segnalare l'affascinante capitolo dedicato alle città simbolo dell'ipertrofia cieca della finanza: Las Vegas e Dubai, che mi ha ricordato molto il saggio "Città morte" di Mike Davis. Lì, non si parlava di economia ma di urbanistica e studio del territorio, ma il quadro che ne risultava era lo stesso: quello di una società che sfrutta le risorse oltre il limite consentito e fa della prevaricazione e della depauperazione la bandiera per portare avanti una sete di potere insensata, sotto la quale si nascondono ignoranza e disumanità. Ci voleva una donna, professionista di fama internazionale, "emigrata" e madre di quattro figli, per ribadirlo con una voce chiara e forte, impossibile da ignorare.
Loretta Napoleoni intervistata da Zop su "La Morsa"
il booktrailer del saggio
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Segnalo la pubblicazione della recensione all'antologia "Trasformazioni Invisibili" di Anthony Colannino, Arduino Sacco Editore, nell'ambito dell'iniziativa "Esordiamo!".

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Il manuale è vecchiotto, ma la cosa in questo caso è una qualità positiva. Qui abbiamo un allenatore vecchio stampo, che prima di mettervi i guantoni vi fa correre un’ora nella neve; prima di insegnarvi le tecniche di arti marziali vi fa ridipingere lo steccato… ma alla fine del film potrete gonfiare a sangue i fighetti delle altre scuole di scrittura. Metaforicamente parlando, eh.

