Vi segnalo un video realizzato dal webmaster del portale letterario L'Isola delle Poesia sull'editoria a pagamento.
Trovate il video anche su l'Isola della Poesia e vi invito a lasciare anche lì qualche commento per Luca.
Questo mini documentario mi è sembrato un ottimo "bignami" dal quale partire, per gli autori che non hanno nessuna idea di come funzioni l'ambiente editoriale: è giusto dare loro degli elementi basic sui quali ragionare, e magari degli spunti per incitarli a muoversi e cercare informazioni a loro volta.
L'unica mia perplessità, e ne ho parlato con Luca appena visto il video, è la dicitura "editoria gratuita". Usare questa denominazione per l'editoria tradizionale non è preciso, secondo me, perché l'editoria "tradizionale", quella che pubblica e vende in libreria senza chiedere contributi, è PAGANTE.
Lo scrittore fornisce un manoscritto che viene editato e venduto dall'editore e ne riceve in cambio dei proventi chiamati "diritto d'autore". L'espressione "editoria gratuita", invece, è il semplice rovesciamento lessicale di "editoria a pagamento", che già di per sé è un rovesciamento!
A questa mia perplessità, Luca ha risposto così:
Arrakis è una sequenza di immagini che descrivono la desolazione delle "fabbriche della morte", edifici abbandonati e fatiscenti, accompagnate da una voce fortemente simbolica: quella di Silvestro Capelli, ex-operaio, sottoposto a laringectomia a causa di un cancro provocato dall'amianto.
In Rete, Arrakis è giustamente divenuto un vero caso tra siti e blog; ci tenevo molto a segnalarlo anche qui perché lo trovo un'opera davvero emozionante.
Per chi volesse saperne di più, visitate il sito arrakis.vh5n1.net
Il suo primo album, "Domenico Protino", è uscito di recente con Warner Music Italia. Riportiamo qui sotto un video di questo giovane e talentuoso autore pugliese, un'esibizione di Protino lo scorso febbraio a Novellara, perché le parole spiegano poco... senza la musica!
Linko la pillola "un libro in un minuto" in cui si parla de "Il dono di Rebecca" di Marina Dionisi, per i tipi di Deinotera Editrice. Lo abbiamo recensito anche noi: vi propongo un confronto "differito" tra la nostra opinione, pubblicata nei primi mesi di uscita del titolo, e quella degli editori che nel video fanno un piccolo bilancio del suo successo.
Oggi segnalo la bellissima intervista a Edoardo Sanguineti, realizzata da Elisabetta Bucciarelli per Booksweb.
Nell'intervista, Sanguineti ci espone i suoi punti di vista sulla poesia e sul suo potenziale di "persuasione occulta", e respinge un certo estremismo apocalittico che porta molti ad affermare che la nostra epoca sia impoetica: mettendo da parte le sirene "mille e non più mille" che avvelenano la vita di chi si fa buttare giù troppo facilmente, Sanguineti vede nella complessità del nostro tempo uno stimolo in più per affrontare le tematiche "calde".
Mi ha molto colpita, inoltre, la teorizzazione del moderno proletariato come legato al lavoro al terminale, lavoro rappresentativo della nostra società e ormai diffusissimo, ma che porta a solitudine, frustrazione e soprattutto all'incapacità di dare un senso a quello che si sta facendo. Sanguineti afferma che il lavoro davanti a un terminale sia più alienante di quello in miniera: è ovvio che è una provocazione, ma le sue parole mi hanno davvero fatta riflettere. Ho lavorato per un po' in IBM come web producer, e osservando il mio lavoro e quello dei miei superiori, alle volte mi pareva di essere una manovale dell'html. Non mi sono incrinata le vertebre e non ho mai rischiato tisi o tubercolosi: nonostante questi indubbi vantaggi, ho lasciato lo stesso. Forse ho fatto male, ma mi pare che l'impossibilità di dare un significato a quello che si fa sia un problema diffusissimo e ancora molto poco riconosciuto.
Forse, la poesia oggi è urgente oltre che possibile, perchè con la sua evocatività criptica reagisce al bombardamento di input al quale siamo sottoposti, e può davvero superare le urla, i jingle e i rumoracci cool con il potere dei suoi sussurri.
Dopo aver chiesto i motivi per i quali leggere e le ragioni per le quali scegliere proprio i libri dell'intervistato, la terza domanda è più giocosa, meno impegnativa, più espressamente alla "Iene": "definisci in tre aggettivi la tua casa editrice". E così i "nostri" editori si scoprono colorati, mondiali, leggeri, importanti, fantastici, attenti, irriverenti e... chi più ne ha più ne metta.
Buona visione!
Nella "puntata precedente", dopo aver raccomandato brevità e semplicità, abbiamo posto agli intervistati la più complessa delle domande: "perché leggere?"
Se la sono cavata tutti egregiamente, con la schiettezza che deriva dalla sorpresa, per cui siamo andate avanti spedite verso il prossimo quesito: una volta appurato che bisogna leggere, per quale motivo leggere proprio i tuoi/i vostri libri?
Godetevi il video per saperlo, e ascolterete anticipazioni, rivelazioni e considerazioni che speriamo vi invoglino a conoscere meglio i nostri interlocutori, e vi suscitino curiosità verso il prossimo punto interrogativo...
La chiamo videorecensione, ma anche questa è una lettura, realizzata per Booksweb.tv in occasione del Giorno della Memoria.
Ho letto alcuni brani di un breve saggio di Nancy, filosofo decostruzionista francese. Il saggio affronta il problema della rappresentazione dell'orrore dei campi di concentramento, da molti definita impossibile, da molti altri stigmatizzata come blasfema o sacrilega.
Sarebbe impossibile riassumere la complessità delle parole di Nancy in un video di un minuto e mezzo, in cui mi sono limitata a scegliere i brani più evocativi, non quelli più esplicativi.
Per capirlo, Nancy va letto. La potenza del suo linguaggio metaforico ed evocativo è trascinante. La comprensione non è immediata, ma avviene per gradi, per questo è ancora più preziosa e altrettanto difficile da comunicare.
L'esperienza del campo, con la sua catena fordista di omicidi spersonalizzati, rende impossibile la possibilità stessa di rappresentare, più che un modo o un'immagine in particolare. Questo perché anche il campo in sé è un dispositivo di rappresentazione, ma organizzato e "messo in scena" per rappresentare la distruzione dell'immagine dell'umano.
Nel video ho scelto di mostrare immagini apparentemente prive di significato, la bruttezza squallida, quotidiana, banale, di Milano dalla mia finestra, e immagini di interni, tubi e grate, che possono essere dovunque e per questo diventano invisibili. Vi ho sovrapposto dei fotogrammi particolari: se leggerete per intero il libretto di Cronopio "Tre saggi sull'immagine", nel quale appare anche il saggio sui campi, capirete l'accostamento tra l'essenza dell'immagine e la maschera mortuaria.
"Ali" è un racconto che rappresenta solo in parte la produzione di Mishima, scrittore dalle anime tormentate, un fanatico della tradizione nipponica che si prestò all'accusa di essere troppo "occidentalizzato", un seguace della durissima via del Bushido ma allo stesso tempo un narratore finissimo delle debolezze degli amanti, dei loro sogni fragili, delle ombre della psicologia femminile e dei contrasti dell'adolescenza.
Consiglio quindi a tutti di leggere assolutamente "Ali", che trovate QUI o potete acquistare a un euro nell'edizione di Stampalternativa con il testo originale a fronte (bravi!!!). Ma vi esorto anche a non fermarvi, e a cercare di conoscere un autore che, oltre la megalomania "un po' D'annunzio - un po' Musashi", cela una delicatezza e un'attenzione ai dettagli indimenticabile.

Un ultimo appunto: a fare da contrappunto alla lettura abbiamo inserito un pezzo di Federico di Fazio, il nostro chitarrista di fiducia. Purtroppo, la musica non risalta come dovrebbe nel video: è un solo di chitarra che si accorda bene all'atmosfera di malinconia bellica di "Ali", e si intitola "Panic". Lo posto in versione integrale perché vale davvero l'ascolto (e il RIascolto!) e ringrazio ancora Federico per avercelo concesso e per la sua bravura (che potete ascoltare QUI).
PANIC



